Il quadrato del Sator: da Pompei alle chiese medievali
SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS: i graffiti di Pompei, l'enigma di arepo, l'ipotesi del Paternoster e la diffusione del quadrato come segno protettivo.
Cinque parole latine di cinque lettere ciascuna, disposte in modo da leggersi uguali in ogni direzione: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Il quadrato del Sator è il più celebre palindromo dell'antichità e uno degli enigmi più studiati dell'archeologia. Lo si trova graffito sui muri romani, inciso sulle facciate delle chiese medievali e copiato nei ricettari popolari fino all'Ottocento, sempre con la stessa struttura perfetta.
Le testimonianze più antiche
Le attestazioni più antiche vengono da Pompei. Nel 1925 fu individuato un esemplare graffito nella casa di Paquio Proculo e nel 1936 un altro su una colonna della Palestra Grande. Poiché la città fu sepolta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., questi graffiti sono necessariamente anteriori a quella data. Altri esemplari antichi provengono da Dura Europos, in Siria, e da Cirencester, l'antica Corinium, in Britannia.
Il significato letterale è incerto. Sator vuol dire seminatore, tenet tiene, opera opere o con fatica, rotas ruote. La parola arepo non compare in nessun altro testo latino, e le proposte per spiegarla, dal nome proprio a un prestito gallico con il senso di aratro, restano congetture. Una traduzione approssimativa potrebbe suonare «il seminatore Arepo tiene con cura le ruote», ma nessuna versione è condivisa da tutti gli studiosi.
L'ipotesi del Paternoster
Nel 1926 lo studioso tedesco Felix Grosser osservò che le venticinque lettere del quadrato possono essere ricomposte in una croce formata da due volte la parola PATERNOSTER, incrociate sulla N centrale. Restano due A e due O, interpretate come l'alfa e l'omega dell'Apocalisse. La scoperta, fatta in quegli anni indipendentemente anche da altri, suggerì un'origine cristiana del quadrato, come segno di riconoscimento nascosto.
La datazione pompeiana rende però l'ipotesi problematica. Una comunità cristiana a Pompei prima del 79, capace di usare il Padre Nostro in latino e un simbolismo che compare nell'Apocalisse, testo scritto con ogni probabilità dopo quella data, sembra a molti improbabile. Per questo alcuni studiosi pensano a un'origine ebraica o semplicemente a un gioco di parole romano, reinterpretato più tardi in chiave cristiana. Il dibattito è ancora aperto.
Dalle chiese ai rimedi popolari
Nel Medioevo il quadrato ebbe grande diffusione come segno protettivo. Lo si vede inciso sulla parete esterna del Duomo di Siena, nell'abbazia di Valvisciolo presso Sermoneta e nella chiesa di San Pietro ad Oratorium vicino a Capestrano, in Abruzzo. Compare anche in manoscritti, su amuleti e su oggetti domestici, e nella tradizione popolare gli si attribuiva il potere di difendere dagli incendi e da altri pericoli.
La sua fortuna non si limitò all'Europa latina. Nella tradizione cristiana etiopica le cinque parole, in forma alterata, divennero i nomi dei chiodi della croce di Cristo. In area germanica, ancora in età moderna, il quadrato veniva dipinto su piatti o tavolette conservati come difesa contro il fuoco, secondo usanze documentate dai folkloristi e dagli storici delle tradizioni popolari.
Il quadrato del Sator unisce gioco verbale, devozione e magia in modo esemplare. Che sia nato come passatempo, come preghiera nascosta o come formula protettiva, la sua struttura perfetta ha affascinato generazioni di lettori. È uno dei rari casi in cui un oggetto magico antico è sopravvissuto quasi intatto per quasi duemila anni, cambiando più volte significato ma mai la propria forma.
