Il bambino da proteggere: corallo e amuleti nella pittura del Rinascimento
Gesù Bambino con il corallo nella Pala di Brera e nella Madonna di Senigallia: gli amuleti dell'infanzia tra fonti antiche e pittura italiana.
In quasi tutte le culture il bambino piccolo è considerato il bersaglio prediletto del malocchio. La sua bellezza, la sua fragilità e l'affetto che suscita attirano sguardi intensi, e ogni sguardo intenso poteva, secondo la credenza, trasformarsi in danno. Per questo le famiglie lo circondavano di protezioni. Un caso particolarmente interessante riguarda il corallo, che dall'antichità arrivò fino alla pittura religiosa del Rinascimento italiano, lasciando tracce in alcuni capolavori.
Le radici antiche
Plinio il Vecchio, nel trentaduesimo libro della Naturalis historia, scrive che i rametti di corallo appesi al collo dei bambini erano ritenuti una protezione. Il corallo era prezioso, rosso come il sangue e la vita, e circondato da un'aura mitica: Ovidio, nelle Metamorfosi, ne racconta l'origine dalle alghe pietrificate al contatto con la testa di Medusa. Il suo potere trasformante era dunque legato a uno sguardo capace di uccidere, rovesciato in difesa.
Accanto al corallo, i bambini romani portavano la bulla e piccoli amuleti fallici, mentre nelle epoche successive si diffusero sacchetti con reliquie o immagini sacre, nastri rossi, campanelli e denti di animali. La continuità è notevole: cambiano i materiali e le giustificazioni religiose, ma resta l'idea che l'infanzia debba essere protetta da influssi invisibili, oltre che dai pericoli concreti della vita quotidiana.
Gesù Bambino con il corallo
Nella pittura italiana del Quattrocento capita di vedere Gesù Bambino con un rametto di corallo al collo o con una collana di grani rossi. Uno degli esempi più celebri è la Pala di Brera di Piero della Francesca, oggi alla Pinacoteca di Brera a Milano, in cui il Bambino addormentato sulle ginocchia della Madre porta al collo un pendente di corallo. Lo stesso pittore riprende il motivo nella Madonna di Senigallia, conservata nella Galleria nazionale delle Marche a Urbino.
Il corallo, in queste opere, ha un doppio significato. Da un lato riflette un'usanza reale delle famiglie dell'epoca, che mettevano rametti di corallo al collo dei figli; dall'altro, nel contesto sacro, il rosso del corallo è stato letto dagli storici dell'arte come allusione al sangue della Passione e al sacrificio futuro di Cristo. La pittura raccoglie così una pratica popolare di protezione e la carica di un senso teologico.
Dalle culle ai nastri rossi
Nel Sud Italia e in molte altre regioni europee l'abitudine di proteggere i neonati con il colore rosso è sopravvissuta a lungo. Nastri rossi legati alle culle e alle carrozzine, piccoli cornetti appuntati ai vestiti, medagliette sacre cucite nelle fasce sono stati documentati dagli etnografi fino al Novecento inoltrato. Spesso questi oggetti venivano regalati da parenti e padrini, e il dono stesso aveva valore di augurio e di legame tra le famiglie.
Seguire la storia degli amuleti infantili permette di cogliere un aspetto profondamente umano della credenza nel malocchio. Dietro i rametti di corallo e i nastri rossi c'è soprattutto la paura di perdere ciò che si ama di più, in epoche in cui la mortalità infantile era altissima. La pittura del Rinascimento, con i suoi bambini adorni di corallo, ha conservato per noi questa tenerezza ansiosa.
