L'Ekeko e la fiera di Alasita: l'abbondanza in miniatura sulle Ande
L'Ekeko, piccolo dio aymara dell'abbondanza, e la fiera di Alasita a La Paz: origini preispaniche, l'assedio del 1781, le miniature e il riconoscimento UNESCO.
A La Paz, in Bolivia, ogni anno il 24 gennaio si apre una fiera singolare: le bancarelle vendono case, automobili, valigie, sacchi di cibo, banconote e perfino diplomi di laurea in miniatura. È la fiera di Alasita, legata alla figura dell'Ekeko, la piccola divinità andina dell'abbondanza. Il nome della fiera viene dalla lingua aymara e, secondo la spiegazione più diffusa, significa all'incirca «comprami», un invito rivolto ai passanti dalle migliaia di oggetti esposti.
Un dio piccolo e carico di beni
L'Ekeko è raffigurato come un omino sorridente, con baffi e guance rotonde, vestito con abiti tradizionali andini e un berretto di lana. Addosso porta appesi sacchetti di cibo, utensili, denaro e oggetti domestici in miniatura: tutto ciò che una famiglia può desiderare per l'anno che comincia. La tradizione vuole che chi gli affida i propri desideri, sotto forma di miniature, li veda realizzati nei mesi successivi, e che l'Ekeko vada trattato con cura e riconoscenza.
Le radici della figura sono considerate preispaniche e legate alle culture dell'altipiano, in particolare a quella aymara. È stato proposto di collegarlo a statuette in pietra di epoca antica ritrovate nella regione del lago Titicaca, ma l'aspetto attuale dell'Ekeko, con i suoi abiti e i suoi baffi, è il risultato di trasformazioni avvenute in epoca coloniale e moderna, quando la figura assunse anche tratti meticci.
Le origini coloniali della fiera
La storia della fiera è legata a un episodio drammatico: l'assedio di La Paz del 1781, guidato dal leader indigeno Túpac Katari durante le grandi ribellioni andine contro il dominio spagnolo. Secondo il racconto tradizionale, dopo la fine dell'assedio il governatore Sebastián de Segurola diede impulso a una fiera dedicata all'Ekeko, fissandola alla data del 24 gennaio. Le fonti su questi passaggi sono in parte discusse, ma il legame tra la festa e quel periodo è ampiamente accettato.
Nel corso dell'Ottocento e del Novecento la fiera è cresciuta fino a diventare uno degli appuntamenti più importanti della città. Accanto alle miniature tradizionali di cibo e attrezzi agricoli sono comparsi oggetti moderni, come computer, passaporti, biglietti aerei e permessi di soggiorno, che riflettono le speranze delle famiglie contemporanee e, in particolare, i sogni di migrazione verso l'estero.
Miniature, benedizioni e patrimonio
Le miniature acquistate vengono spesso fatte benedire nel primo giorno della fiera, sia da sacerdoti cattolici sia da specialisti rituali andini, in un intreccio tipico della religiosità boliviana. Nel 2017 l'UNESCO ha iscritto i percorsi rituali di La Paz durante l'Alasita nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La festa si celebra anche in altre città boliviane e in comunità andine di paesi vicini, come il Perù, dove l'Ekeko è popolare soprattutto nella regione di Puno.
L'Ekeko mostra un modo particolare di intendere la fortuna: non un colpo di sorte improvviso, ma l'immagine concreta di ciò che si desidera, tenuta davanti agli occhi per tutto l'anno. Nelle sue miniature si legge la storia sociale delle Ande, dai raccolti agricoli ai sogni di migrazione, raccontata con ironia e speranza. È un portafortuna che parla di comunità, di lavoro e di desideri condivisi.
