Le gemme magiche con Abraxas: il dio dal capo di gallo
Le cosiddette gemme gnostiche: Abrasax e il valore 365, l'anguipede con testa di gallo, Chnoubis, i primi collezionisti e perché il nome è fuorviante.
Nei musei archeologici d'Europa si conservano migliaia di piccole pietre incise con figure bizzarre: un essere con testa di gallo, busto umano e gambe di serpente; un leone dalla cui criniera escono raggi; scarabei, divinità egizie, parole greche incomprensibili. Per secoli furono chiamate «gemme gnostiche». Oggi gli studiosi preferiscono parlare di gemme magiche greco-egizie, e la differenza di nome racconta una storia interessante.
Abrasax, il nome che vale un anno
Il nome più frequente su queste pietre è Abrasax, spesso trascritto Abraxas. Le sue lettere greche, sommate secondo il valore numerico che ciascuna aveva nell'alfabeto, danno trecentosessantacinque, come i giorni dell'anno solare. Questa proprietà affascinò già gli antichi. Ireneo di Lione, nel II secolo, riferisce che il maestro gnostico Basilide parlava di trecentosessantacinque cieli, governati da un principe chiamato con questo nome.
La figura associata ad Abrasax è il cosiddetto anguipede: un corpo umano con corazza, testa di gallo e gambe che terminano in due serpenti. Nelle mani tiene di solito una frusta e uno scudo, su cui spesso compare la parola IAO, forma greca del nome divino ebraico. L'iconografia combina elementi solari, militari e ctonii, e sembra rappresentare una divinità protettrice di carattere universale.
Perché non sono davvero gnostiche
L'etichetta di gemme gnostiche risale agli eruditi del Seicento e del Settecento, che collegarono il nome Abrasax ai racconti dei Padri della Chiesa su Basilide. Nel 1657 il canonico Jean Chifflet pubblicò un trattato illustrato su queste pietre, e nel secolo successivo Bernard de Montfaucon ne riprodusse molte nella sua grande opera sull'antichità. Gli studi successivi hanno mostrato che la maggior parte delle gemme non ha legami con le sette gnostiche.
Si tratta piuttosto di oggetti della magia quotidiana dell'Egitto romano e del Mediterraneo orientale, datati per lo più tra il II e il IV secolo. Vi convivono divinità egizie come Arpocrate e Anubi, nomi ebraici, formule greche e figure astrologiche. Un momento decisivo per lo studio moderno fu il 1950, quando lo statunitense Campbell Bonner pubblicò un volume sugli amuleti magici che classificò le gemme per tipo e funzione.
Chnoubis e le pietre della salute
Un'altra figura frequente è Chnoubis, un serpente con testa di leone circondata da raggi, inciso spesso su pietre verdi. Il medico Galeno, nel II secolo, ricorda che secondo il leggendario re egizio Nechepso una pietra verde con questa immagine giovava allo stomaco, ma osserva di ritenere che l'eventuale virtù venisse dalla pietra e non dalla figura. Nella tradizione antica molte gemme erano associate a disturbi specifici.
Il nome di Abrasax attraversò i secoli fino a ricomparire nella letteratura moderna, per esempio nel romanzo Demian di Hermann Hesse, pubblicato nel 1919, dove indica una divinità che unisce il bene e il male. Si tratta però di una rilettura filosofica, lontana dal significato che il nome aveva per chi lo portava inciso su una pietra nel mondo romano.
Le gemme magiche sono testimoni minuti ma eloquenti di un mondo religioso plurale, in cui l'Egitto, la Grecia, il giudaismo e l'astrologia si mescolavano senza difficoltà. Studiarle significa osservare da vicino le speranze e le paure di persone comuni, che affidavano a una piccola pietra incisa, portata al dito o al collo, il desiderio di protezione e di buona sorte.
