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Lo scarabeo egizio: Khepri, sigilli e amuleti del sole nascente

Lo scarabeo nell'antico Egitto: il dio Khepri, gli scarabei-sigillo, quelli commemorativi di Amenhotep III e la loro diffusione nel Mediterraneo.

Pochi animali sono stati caricati di tanto significato quanto un piccolo coleottero che rotola palline di sterco nella sabbia. Gli Egizi osservarono lo Scarabaeus sacer spingere la sua sfera e vi videro un'immagine del sole che attraversa il cielo. Da questa osservazione nacque uno degli amuleti più diffusi dell'antichità, prodotto per secoli in innumerevoli esemplari ed esportato in tutto il Mediterraneo.

Khepri, colui che viene all'esistenza

Il dio scarabeo si chiamava Khepri, nome legato al verbo kheper, «venire all'essere», «trasformarsi». Khepri era il sole del mattino, che rinasce ogni giorno dall'orizzonte orientale, mentre Ra era associato al sole di mezzogiorno e Atum a quello della sera. Il fatto che i giovani scarabei sembrassero uscire dalla pallina senza intervento esterno rafforzò il legame con l'autogenerazione. Autori greci più tardi, come Plutarco, riferiscono perfino la credenza che gli scarabei fossero tutti maschi.

Amuleto e sigillo

Gli scarabei in pietra o in steatite smaltata si diffondono soprattutto a partire dal Medio Regno. Sul dorso riproducono il corpo dell'insetto, mentre la base piatta reca un'incisione: nomi di re e di funzionari, motivi a spirale, formule augurali, figure di divinità. Molti avevano funzione di sigillo e venivano impressi sull'argilla per chiudere vasi, documenti e porte di magazzino; allo stesso tempo, la forma di Khepri li rendeva portatori di protezione.

Il materiale più comune era la steatite, una pietra tenera facile da intagliare, che dopo la cottura con uno smalto assumeva colori azzurri o verdi. Si usavano anche faience, ametista, corniola e lapislazzuli. Il foro longitudinale permetteva di montarli su anelli girevoli o di infilarli in collane e braccialetti. Gli scarabei più piccoli misurano appena un centimetro, mentre quelli destinati a uso cerimoniale superano di molto le dimensioni comuni.

Gli scarabei commemorativi di Amenhotep III

Un gruppo particolare è quello degli scarabei di grandi dimensioni fatti realizzare da Amenhotep III, sovrano della XVIII dinastia, nel XIV secolo a.C. Sulla base recano testi che celebrano eventi del regno: il matrimonio con la regina Tiye, le cacce ai leoni e ai tori selvatici, l'arrivo della principessa mitannica Gilukhipa, lo scavo di un lago per la regina. Diffusi in molte copie, funzionavano quasi come comunicati ufficiali in forma di amuleto.

Un successo mediterraneo

Gli scarabei viaggiarono con i commerci. Si trovano nel Levante, a Cipro, a Cartagine, in Sardegna e in Etruria, spesso prodotti localmente con imitazioni più o meno fedeli dei geroglifici. Fenici e Greci ne crearono versioni proprie, e tra il VI e il III secolo a.C. gli Etruschi intagliarono scarabei in corniola con scene di eroi greci, oggi tra le gemme più apprezzate dei musei. Nelle tombe puniche di Sardegna, ad esempio, gli scarabei in pietra verde e in diaspro sono tra gli oggetti di corredo più frequenti.

Lo scarabeo riassume così tre funzioni che gli antichi non separavano: il gioiello, lo strumento amministrativo e la protezione sacra. Dietro la sua forma familiare si legge un'intera teologia del sole e della trasformazione, condensata in un oggetto che stava nel palmo di una mano e che accompagnava il suo proprietario dalla vita quotidiana fino alla tomba.