Amuleti tra le bende: la protezione nascosta delle mummie egizie
Gli amuleti collocati tra le bende delle mummie egizie: il caso di Tutankhamon, la classificazione di Petrie, posizioni e funzioni nel Periodo Tardo.
Quando gli archeologi svolgono le bende di una mummia egizia, raramente trovano soltanto lino e resine. Tra gli strati di tessuto compaiono figure di dèi, occhi, pilastri, nodi, minuscole riproduzioni di oggetti e di parti del corpo. Questi amuleti erano parte integrante della preparazione del defunto, e la loro posizione, il materiale e il numero seguivano consuetudini che cambiarono nel corso dei secoli, fino a diventare piuttosto regolari in epoca tarda.
Un corredo invisibile
A differenza dei gioielli e degli arredi deposti nelle camere funerarie, gli amuleti tra le bende non erano fatti per essere visti. Venivano collocati durante la fasciatura, accompagnati secondo le fonti dalla recitazione di formule, e restavano nascosti per sempre. Il loro pubblico era l'aldilà: dovevano agire sul corpo e proteggerlo nel viaggio verso il regno di Osiride. Per questo molti esemplari sono di fattura modesta, mentre altri, destinati a sovrani e alti dignitari, sono capolavori di oreficeria.
Il caso più noto è quello di Tutankhamon. Howard Carter scoprì la tomba nel novembre del 1922 e negli anni successivi, esaminando la mummia, trovò tra le bende oltre cento oggetti tra amuleti, collari, pettorali, anelli e pugnali, distribuiti con cura dalla testa ai piedi. La documentazione fotografica e i disegni dello scavo permettono ancora oggi di ricostruire la disposizione di molti di essi.
Le categorie di Petrie
Il primo grande tentativo di classificazione si deve all'archeologo britannico William Matthew Flinders Petrie, che nel 1914 pubblicò un catalogo intitolato Amulets. Petrie divise gli amuleti in gruppi secondo la funzione presunta: quelli che trasmettevano qualità per somiglianza, quelli legati al possesso di beni, quelli di potere, quelli di protezione e quelli che rappresentavano divinità. La sua classificazione è oggi considerata superata in molti punti, ma resta una tappa importante nella storia degli studi.
Posizioni e funzioni
Nel Periodo Tardo, tra il VII e il IV secolo a.C., le disposizioni diventano più regolari. Lo scarabeo del cuore si trova sul petto, il djed e il tyet al collo, l'udjat vicino all'incisione dell'imbalsamazione. Un amuleto curioso, formato da due dita accostate, l'indice e il medio, veniva posto spesso nella zona dell'addome, forse a evocare le dita dell'imbalsamatore o quelle di una divinità che proteggeva la ferita. Compaiono inoltre figure di Iside, Nefti, Anubi, Thoth e dei quattro figli di Horus.
Non mancano amuleti a forma di strumenti, come il poggiatesta, che nella tradizione assicurava al defunto il sollevamento del capo, o la squadra e il filo a piombo, simboli di equilibrio e rettitudine. Ogni oggetto aveva un compito preciso, e l'insieme formava una sorta di armatura invisibile. Alcuni amuleti riproducevano anche corone, scettri e animali sacri, come il falco, la rana o il serpente.
Dagli scavi ai musei
Molti amuleti furono rimossi dalle mummie durante gli scavi e le vendite dell'Ottocento e del primo Novecento, spesso senza registrarne la posizione, e finirono nelle collezioni come oggetti isolati. Oggi la tomografia computerizzata permette di studiarli senza svolgere le bende, recuperando informazioni preziose sulla loro collocazione originaria e sui materiali impiegati.
L'insieme di questi oggetti mostra come gli Egizi pensassero la protezione: non un singolo talismano onnipotente, ma una rete di presenze, ciascuna con una funzione definita, intrecciata letteralmente al corpo del defunto. Un sistema coerente, in cui forma, materiale e posizione avevano lo stesso peso. Per questo lo studio degli amuleti non può prescindere dal contesto in cui furono trovati.
