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Pazuzu, il demone dei venti che proteggeva madri e neonati

Pazuzu nella Mesopotamia del I millennio a.C.: iconografia, iscrizioni, teste amuletiche contro Lamashtu e la sua moderna fama cinematografica.

Pazuzu è uno dei casi più interessanti di protezione per mezzo del pericolo. Questo demone mesopotamico, raffigurato con un aspetto tutt'altro che rassicurante, fu impiegato nel I millennio a.C. come difensore contro un male ancora peggiore. Le sue teste in bronzo, in pietra o in terracotta erano appese al collo, ai letti e alle pareti delle case di Assiria e Babilonia, e la sua immagine compariva su placche e statuette destinate a vegliare sulla famiglia.

Un'iconografia composita

Le immagini di Pazuzu combinano parti di animali diversi. Il volto ha tratti canini o leonini, con occhi sporgenti, sopracciglia aggrottate e bocca digrignata; il corpo umano porta quattro ali, mani artigliate, zampe d'uccello rapace e una coda di scorpione. La posa più tipica mostra il braccio destro alzato e il sinistro abbassato. L'aspetto spaventoso non era un difetto, ma la ragione stessa della sua efficacia secondo la credenza antica: solo un essere temibile poteva incutere timore ad altri demoni.

Il Museo del Louvre conserva una statuetta in bronzo di epoca neoassira con un'iscrizione incisa sul retro delle ali. In essa il demone si presenta con queste parole: «Io sono Pazuzu, figlio di Hanbi, re dei malvagi spiriti lil». Gli spiriti lil erano legati all'aria e ai venti, e il testo prosegue descrivendo la sua ascesa sulle montagne e la sua forza contro i venti avversi.

Il vento che respinge

Pazuzu era associato ai venti, in particolare a quelli portatori di malattia e di calamità. Proprio per questo poteva respingere altre forze malvagie che arrivavano dall'aria. Il suo avversario principale era la demonessa Lamashtu, temuta come assassina di neonati e minaccia per le partorienti. Le teste di Pazuzu, spesso con un anello di sospensione sulla sommità, erano portate dalle donne in gravidanza o collocate vicino al letto, e se ne conoscono esemplari in materiali che vanno dall'oro alla semplice argilla.

Placche e scongiuri

Pazuzu compare anche sulle cosiddette placche di Lamashtu, piccole tavolette in bronzo o in pietra in cui il suo volto si affaccia dal bordo superiore, mentre il suo corpo, visto di spalle, abbraccia l'intera scena. Su queste placche si susseguono registri con simboli divini, figure di esorcisti e l'immagine di Lamashtu respinta. La presenza di Pazuzu dava alla composizione un garante potente, posto letteralmente a cornice di tutto. Gli scongiuri babilonesi mostrano che queste immagini facevano parte di un sistema più ampio, affidato a specialisti chiamati āšipu.

Una fama moderna

La notorietà attuale di Pazuzu dipende in gran parte dal cinema. Il film L'esorcista, uscito nel 1973 e tratto dal romanzo di William Peter Blatty, si apre con il ritrovamento di una statuetta del demone durante uno scavo in Iraq. Il film ha trasformato Pazuzu in un'icona dell'orrore, rovesciandone il ruolo antico: nell'immaginario mesopotamico egli era sì un demone, ma un demone utile, chiamato a combattere dalla parte degli esseri umani e in particolare delle famiglie.

La figura di Pazuzu ricorda che, per le culture antiche, il confine tra bene e male non coincideva con quello tra bello e brutto. Una creatura terribile poteva diventare un alleato, e la sua stessa ferocia era messa al servizio della casa, della madre e del bambino, in un mondo in cui la nascita restava un passaggio carico di pericoli.