Le Ephesia grammata: sei parole protettive della Grecia antica
Le lettere efesie, parole oscure usate come amuleto nella Grecia antica: Anassila, Clemente di Alessandria, le laminette di Falasarna e Selinunte.
Nel mondo greco la protezione poteva affidarsi anche a parole oscure, dal suono antico e dal significato incerto. Le più famose erano le cosiddette Ephesia grammata, le «lettere efesie», un gruppo di sei termini che le fonti collegano alla città di Efeso e al culto di Artemide. Il loro impiego come formula protettiva è documentato almeno dal IV secolo a.C., e la loro fama attraversò l'intera antichità, fino agli autori cristiani.
Le testimonianze antiche
Il commediografo ateniese Anassila, attivo nel IV secolo a.C., prende in giro un personaggio che porta con sé le lettere efesie scritte su piccoli fogli e cucite in sacchetti di cuoio. Il passo mostra che si trattava di amuleti portatili, abbastanza diffusi da essere oggetto di satira teatrale. Alcuni lessicografi più tardi affermano che le parole erano incise sulla statua di Artemide a Efeso, notizia che non è possibile verificare con le fonti disponibili.
Una tradizione riferita da autori tardi racconta che il re lidio Creso le avrebbe pronunciate sul rogo, e che un lottatore efesio, a Olimpia, avrebbe vinto ripetutamente un avversario di Mileto finché le portava legate alla caviglia. Sono aneddoti che rivelano la fama delle parole più che fatti storici accertati, ma mostrano bene quale potere fosse loro attribuito.
Sei parole misteriose
Clemente di Alessandria, scrittore cristiano vissuto tra il II e il III secolo d.C., elenca le sei parole negli Stromata: askion, kataskion, lix, tetrax, damnameneus, aision. Riferisce anche l'interpretazione di un certo Androcide, autore pitagorico, che le leggeva come allegorie di tenebra, luce, terra, anno, sole e voce verace. Questa spiegazione filosofica è chiaramente posteriore e riflette il tentativo di dare un senso razionale a termini che, nell'uso comune, valevano soprattutto per il loro suono.
Le laminette di piombo
Le Ephesia grammata compaiono anche in testi incisi su laminette di piombo. Una delle più note proviene da Falasarna, a Creta, e risale al IV secolo a.C.: contiene versi in esametri a scopo protettivo che includono alcune delle parole efesie. Un testo affine è noto da una laminetta di Selinunte, in Sicilia. Questi documenti mostrano che le parole erano inserite in componimenti più lunghi, probabilmente recitati o portati addosso, e che la loro diffusione toccava l'intero mondo greco. Ne derivano informazioni preziose sulla lingua e sulla metrica di questi testi.
Parole e potere
L'idea che alcuni suoni avessero una forza propria, indipendente dal loro significato, ebbe lunga vita nel Mediterraneo. Nei papiri magici greci di epoca romana compaiono sequenze di vocali e nomi incomprensibili, le cosiddette voces magicae, che proseguono la stessa tradizione. Gli autori cristiani, come Clemente, guardarono a queste pratiche con sospetto, ma ne conservarono la memoria, permettendoci oggi di conoscerle.
Le lettere efesie sono un caso di studio prezioso per capire il rapporto tra scrittura e protezione nella Grecia antica. Sei parole quasi incomprensibili, cucite in un sacchetto di cuoio, bastavano a rassicurare chi le portava e, allo stesso tempo, a far ridere il pubblico di un teatro ateniese: segno che credenza e ironia potevano convivere nella stessa città.
