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La bulla romana: l'amuleto dei fanciulli nati liberi

La bulla, amuleto dei bambini romani: forma e materiali, origine etrusca, il giorno lustrico, la toga virile e le testimonianze di Giovenale e Macrobio.

Nelle statue e nei rilievi romani si riconoscono spesso bambini con un medaglione rotondo appeso al collo. È la bulla, l'amuleto che i figli maschi dei cittadini liberi portavano dalla prima infanzia fino all'ingresso nell'età adulta. Più che un ornamento, era un segno di condizione sociale e una protezione per gli anni considerati più vulnerabili, quelli in cui il bambino era ritenuto particolarmente esposto all'invidia e alle forze maligne.

Forma e materiali

La bulla era formata da due dischi concavi uniti a formare una piccola capsula, chiusa e sospesa a una catenella o a un laccio. All'interno potevano essere riposti piccoli oggetti ritenuti protettivi, la cui natura le fonti non precisano sempre. Le famiglie ricche la facevano in oro, mentre quelle povere si accontentavano di un nodo o di una sacchetta di cuoio. Giovenale, nella quinta satira, contrappone appunto l'«oro etrusco» al semplice laccio di cuoio del povero.

Un'origine etrusca

Gli autori latini attribuivano alla bulla un'origine etrusca, e i ritrovamenti archeologici lo confermano: bulle d'oro decorate sono state rinvenute in tombe etrusche, e figure con la bulla appaiono nell'arte dell'Etruria. Macrobio, nei Saturnali, racconta che il re Tarquinio Prisco avrebbe donato una bulla d'oro al figlio quattordicenne che aveva ucciso un nemico in battaglia, dando inizio all'uso. Si tratta di una tradizione leggendaria, ma rivela il legame percepito tra Roma e i suoi vicini etruschi.

Dalla nascita alla toga virile

Il bambino riceveva il proprio nome nel giorno detto lustrico, il nono dopo la nascita per i maschi e l'ottavo per le femmine, ed è in questo periodo che, secondo l'opinione comune degli studiosi, gli si poneva al collo la bulla. La portava per tutta l'infanzia, insieme alla toga praetexta orlata di porpora. Intorno ai quindici o sedici anni, quando assumeva la toga virile, il giovane deponeva la bulla e la consacrava ai Lari, gli dèi protettori della casa.

Sull'Ara Pacis, il monumento voluto da Augusto e dedicato nel 9 a.C., alcuni bambini del corteo sono raffigurati con la bulla al collo, un dettaglio che sottolinea il loro status di nati liberi e la loro appartenenza a famiglie di rango. Altre bulle compaiono su ritratti di bambini in bronzo e in marmo, come pure su rilievi funerari di famiglie romane, dove spesso aiutano a riconoscere il defunto come fanciullo nato libero.

Un segno di libertà

In origine la bulla d'oro sarebbe stata riservata ai figli dei patrizi, poi si estese a tutti i nati liberi; i figli dei liberti, secondo alcune fonti, portavano invece la versione in cuoio. Plutarco, nelle Questioni romane, si domanda perché i fanciulli portino la bulla e propone diverse spiegazioni. Secondo Macrobio, anche i generali in trionfo indossavano una bulla contenente rimedi contro l'invidia, a conferma del suo valore protettivo nei momenti di massima esposizione pubblica.

La bulla univa dunque tre funzioni: proteggeva il bambino, ne dichiarava la condizione di libero e lo collegava alla casa e ai suoi dèi. Deporla significava lasciare l'infanzia e affidare quella protezione ai Lari, come un dono restituito, nel giorno in cui il ragazzo entrava a pieno titolo nella comunità dei cittadini.