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I rotoli d'argento di Ketef Hinnom, amuleti della Gerusalemme antica

I due rotoli d'argento di Ketef Hinnom a Gerusalemme: amuleti dell'età del ferro con la benedizione sacerdotale di Numeri 6, il più antico testo biblico noto.

Nel 1979, durante gli scavi in un gruppo di tombe scavate nella roccia a Ketef Hinnom, sul versante della valle di Hinnom a Gerusalemme, fu trovato un piccolo deposito sfuggito ai saccheggiatori. Tra ceramiche, gioielli, punte di freccia e ossa c'erano due minuscoli rotoli d'argento. Aperti con grande cautela, rivelarono un testo che li avrebbe resi celebri in tutto il mondo e che ha cambiato la conoscenza della storia della Bibbia ebraica.

Due amuleti da portare al collo

I rotoli sono lamine d'argento sottilissime, arrotolate in forma di cilindro e forate per essere infilate in un cordoncino. Il più grande misura pochi centimetri di lunghezza. Erano probabilmente indossati come amuleti e furono deposti nella tomba insieme al defunto. Il contesto archeologico e la forma delle lettere, in alfabeto paleoebraico, li collocano per la maggior parte degli studiosi tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C., poco prima della distruzione di Gerusalemme da parte dei Babilonesi nel 587 o 586 a.C.

Una minoranza di studiosi ha proposto una datazione più bassa, in epoca persiana o ellenistica, basandosi su considerazioni paleografiche. Il dibattito resta aperto, ma la datazione alta è oggi quella più seguita, anche alla luce del riesame dei testi condotto negli anni successivi alla scoperta. Anche le ceramiche rinvenute nella stessa camera funeraria contribuiscono a fissare la cronologia del deposito.

La benedizione sacerdotale

Il testo inciso è una versione della benedizione sacerdotale del libro dei Numeri, al capitolo 6, che comincia con le parole «Il Signore ti benedica e ti custodisca». Si tratta della più antica attestazione conosciuta di un passo che oggi fa parte della Bibbia ebraica, di alcuni secoli anteriore ai manoscritti di Qumran. Il nome divino YHWH vi compare scritto per esteso. I rotoli contengono anche altre frasi, in parte lacunose, che sembrano invocare protezione contro il male.

Leggere l'invisibile

La lettura completa richiese tempo. Le lamine, fragili e corrose, furono aperte nei laboratori del Museo d'Israele, e una prima edizione del testo fu pubblicata alla fine degli anni Ottanta. Nei primi anni Duemila un gruppo di ricercatori riesaminò i rotoli con fotografie ad alta risoluzione e nuove tecniche di imaging, migliorando la lettura di molte lettere e confermando l'interpretazione generale. Oggi i rotoli sono esposti al Museo d'Israele a Gerusalemme.

Testo e protezione

I rotoli di Ketef Hinnom mostrano che, già nell'età del ferro, la parola sacra scritta poteva essere indossata come protezione. È lo stesso principio che, in forme diverse, si ritrova negli astucci portamuleti fenici, nelle laminette greche e più tardi nella tradizione dei filatteri. In questo caso, però, il testo coincide con una formula liturgica ancora oggi recitata nelle sinagoghe e nelle chiese, e questo rende la scoperta ancora più significativa.

Due oggetti così piccoli da stare sulla punta di un dito hanno così modificato la conoscenza della storia del testo biblico. Nati come amuleti personali, destinati a proteggere un abitante di Gerusalemme oltre ventisei secoli fa, sono diventati documenti di primo piano per l'epigrafia, per l'archeologia e per la storia delle religioni del Vicino Oriente.