Amuleti dell'età del ferro in Europa: da Hallstatt a La Tène
Gli amuleti dell'età del ferro europea: pendenti di Hallstatt, uccelli e barche solari, ruote votive galliche, corallo, ambra e perle di vetro a occhi.
In Europa centrale l'età del ferro si apre intorno all'VIII secolo a.C. con la cultura di Hallstatt e prosegue, dal V secolo, con quella di La Tène, tradizionalmente associata ai Celti. In assenza di testi scritti locali, gli amuleti di queste popolazioni ci sono noti quasi soltanto attraverso l'archeologia: pendenti in bronzo, ruote miniaturizzate, perle di vetro, corallo e ambra deposti nelle tombe, nei santuari e nelle acque. Interpretarli richiede quindi prudenza e attenzione ai contesti.
La necropoli di Hallstatt
Il nome della cultura deriva da Hallstatt, in Austria, dove nell'Ottocento fu esplorata una vasta necropoli legata allo sfruttamento delle miniere di sale. Tra le centinaia di tombe indagate a partire dal 1846 dal funzionario minerario Johann Georg Ramsauer emersero spade, fibule, vasi in bronzo e moltissimi ornamenti. Numerosi pendenti, con catenelle e piccoli elementi sonanti, suggeriscono un uso che univa decorazione, suono e forse protezione di chi li indossava.
Tra i motivi ricorrenti vi sono uccelli acquatici stilizzati e barche con protomi di uccello, spesso associate a dischi o cerchi, che compaiono già nella tarda età del bronzo. Gli studiosi li collegano a credenze sul viaggio del sole, ma il significato preciso resta ipotetico, perché nessun testo coevo ne parla.
Ruote e simboli solari
Uno degli amuleti più tipici dell'età del ferro europea è la piccola ruota in bronzo o in piombo, detta dagli archeologi francesi rouelle. Ne sono state trovate migliaia, soprattutto in Gallia, in santuari, abitati e tombe, e il loro uso continuò in età gallo-romana. Il collegamento con un dio celeste, raffigurato in epoca romana con la ruota in mano e talvolta identificato con Taranis, è plausibile, ma si basa in buona parte su testimonianze più tarde.
Corallo, ambra e vetro
Nella cultura di La Tène il corallo mediterraneo era molto apprezzato e veniva usato per decorare fibule, elmi e armi. Plinio il Vecchio riferisce che i Galli ornavano con il corallo spade, scudi ed elmi, e che i rametti di corallo appesi al collo dei bambini erano ritenuti una protezione. L'ambra baltica e le perle di vetro colorato, spesso decorate con «occhi» concentrici, completavano il repertorio. Le perle a occhi, diffuse in tutto il Mediterraneo, sono interpretate da molti come difese contro lo sguardo maligno.
Oggetti tra uomini e dèi
Molti amuleti dell'età del ferro sono stati trovati in depositi votivi, fiumi e sorgenti, oltre che nelle tombe. Ciò suggerisce che lo stesso oggetto potesse servire come protezione personale e come offerta alle divinità. Lo stretto rapporto tra ornamento, dono agli dèi e difesa dal male è una delle caratteristiche più evidenti della religiosità protostorica europea, che conosciamo soprattutto attraverso ciò che essa ha lasciato nella terra e nell'acqua.
Senza testi che ne spieghino il senso, gli amuleti dell'età del ferro chiedono un'interpretazione cauta. Le ruote, gli uccelli, i coralli e le perle a occhi indicano però con chiarezza che anche le popolazioni dell'Europa protostorica affidavano a piccoli oggetti il compito di accompagnare e proteggere la vita, dall'infanzia fino alla sepoltura.
