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Lamashtu e le placche mesopotamiche a protezione della nascita

Lamashtu, la demonessa mesopotamica temuta da madri e neonati: la sua iconografia, le placche amuletiche in bronzo e gli scongiuri babilonesi.

Nella Mesopotamia antica la nascita era uno dei momenti più pericolosi della vita, per la madre come per il neonato. Una parte di questo pericolo fu personificata in una figura femminile terribile, Lamashtu, che i testi accadici descrivono come figlia del dio del cielo Anu. Contro di lei furono prodotti amuleti, placche e scongiuri tra i più ricchi del Vicino Oriente, che oggi permettono di ricostruire le paure e le speranze delle famiglie di Babilonia e dell'Assiria.

Una demonessa senza regole

A differenza di molti demoni mesopotamici, che agivano su mandato degli dèi per punire colpe, Lamashtu agiva di propria iniziativa. Gli scongiuri la presentano come una creatura cacciata dal cielo per i suoi propositi malvagi, che si aggira tra le case in cerca di donne incinte e bambini. Le si attribuivano aborti, febbri, morti improvvise dei lattanti: in altre parole, quei mali che una società priva della medicina moderna non sapeva spiegare né prevenire, e ai quali dava un volto.

L'aspetto di Lamashtu

Le immagini la mostrano con testa di leone, orecchie e denti d'asino, corpo peloso e piedi d'uccello rapace. Tiene in mano dei serpenti e allatta un cane e un maiale, rovesciamento mostruoso della maternità. Spesso è in piedi o inginocchiata su un asino, che a sua volta si trova su una barca: un'allusione al viaggio con cui, secondo gli scongiuri, la demonessa doveva essere allontanata attraverso il fiume, verso il deserto e le montagne, lontano dalle abitazioni degli uomini.

Le placche di Lamashtu

Le placche di Lamashtu sono piccole tavolette rettangolari, in bronzo o in pietra, datate in gran parte al I millennio a.C. Una delle più note, oggi al Louvre, è divisa in registri: in alto i simboli degli dèi, poi una fila di demoni dalle teste animali, quindi la scena centrale con un malato su un letto assistito da esorcisti, e in basso Lamashtu sulla barca. Sopra il bordo spunta la testa di Pazuzu, il cui corpo si estende dietro l'intera placca come uno scudo.

Queste placche erano appese nelle abitazioni o vicino al letto del malato, grazie a un anello o a un foro di sospensione. Alcune portano sul retro brevi testi di scongiuro in cuneiforme, a conferma che immagine e parola lavoravano insieme, e che la protezione domestica era affidata tanto alla vista quanto alla scrittura.

Doni per allontanarla

Gli scongiuri descrivono anche doni destinati alla demonessa, come pettini, fusi, sandali e otri, affinché se ne andasse soddisfatta e non tornasse più. È un tratto significativo: Lamashtu non veniva soltanto combattuta, ma anche congedata con regali, secondo una logica di negoziazione con le forze invisibili che si ritrova in molte culture antiche. Il male, in questa visione, poteva essere respinto, ma anche accompagnato fuori dalla casa con un certo riguardo.

La figura di Lamashtu sopravvisse a lungo nell'immaginario del Vicino Oriente, e alcuni studiosi ne hanno indicato possibili riflessi in demonesse più tarde legate alla nascita, anche se i passaggi da una tradizione all'altra sono discussi. Le sue placche restano una testimonianza vivida delle paure più profonde delle famiglie antiche e degli strumenti con cui esse cercavano di affrontarle.