Le teste in pasta vitrea e le maschere ghignanti del mondo punico
I pendenti punici in pasta vitrea a forma di testa e le maschere ghignanti in terracotta: tecnica, datazione, funzione apotropaica e musei dove vederli.
Tra gli oggetti più sorprendenti del mondo fenicio e punico vi sono piccoli pendenti in pasta vitrea a forma di testa umana, con occhi enormi, barbe a riccioli e colori vivaci. Alti spesso pochi centimetri, venivano indossati come amuleti e accompagnavano i defunti nelle tombe. Insieme alle maschere ghignanti in terracotta, testimoniano un'idea di protezione affidata allo sguardo e all'espressione del volto, più che alla parola scritta o all'immagine di una divinità precisa.
Una tecnica raffinata
I pendenti erano realizzati con la tecnica del vetro su nucleo: il vetro fuso veniva modellato attorno a un nucleo friabile di argilla e sabbia, poi rimosso. Aggiunte di vetro di colori diversi formavano occhi, sopracciglia, capelli e barba, mentre un anello in alto permetteva la sospensione. La produzione si colloca tra il VII e il III secolo a.C., con centri ipotizzati nel Levante e poi a Cartagine. Gli esemplari sono stati trovati in un'area vastissima, dal Levante alla Sardegna, da Cartagine a Ibiza.
Le tipologie principali comprendono teste maschili barbute, volti femminili, teste demoniache con tratti grotteschi e, più raramente, teste di animali come arieti o uccelli. La varietà fa pensare a significati diversi, non tutti ricostruibili, ma il loro ritrovamento frequente in tombe di bambini suggerisce un ruolo protettivo particolare. Alcuni esemplari conservano tracce di usura, segno che furono portati a lungo prima della sepoltura.
Le maschere ghignanti
Accanto ai pendenti, le necropoli di Cartagine e della Sardegna punica hanno restituito maschere in terracotta di dimensioni maggiori, con bocca larga e deformata in un ghigno, rughe profonde e occhi a fessura. Databili soprattutto tra il VII e il V secolo a.C., non erano fatte per essere indossate da vivi, ma deposte nelle tombe o forse appese nei santuari. La loro espressione grottesca aveva, secondo l'interpretazione prevalente, valore apotropaico: spaventare ciò che minacciava il defunto.
Il ruolo dello sguardo
In entrambi i casi il punto focale sono gli occhi. Grandi, sgranati, spesso di un bianco brillante con pupilla scura, sembrano fissare chi guarda. Molte culture del Mediterraneo antico attribuivano allo sguardo una forza attiva, capace di nuocere ma anche di respingere il male. Gli artigiani punici sfruttarono questa convinzione in oggetti piccoli e portatili, che potevano accompagnare una persona per tutta la vita e poi seguirla nella sepoltura.
Dove vederle
Collezioni importanti si trovano al Museo del Bardo di Tunisi e al Museo di Cartagine, al Museo archeologico nazionale di Cagliari e al Museo archeologico di Ibiza. In queste sale i pendenti sono spesso esposti accanto a scarabei, amuleti egittizzanti e gioielli d'oro, mostrando come la cultura punica sapesse combinare modelli egizi, levantini e locali in un linguaggio figurativo originale e riconoscibile.
Le teste in pasta vitrea sono oggi tra le immagini più fotografate dell'arte punica. Dietro il loro aspetto vivace e quasi ironico si legge una funzione seria: dare un volto alla protezione, e affidare a quel volto, con i suoi occhi spalancati, il compito di vegliare sui vivi e sui morti. Sono, in questo senso, tra i testimoni più eloquenti della religiosità quotidiana di Cartagine e delle sue colonie.
