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Il gorgoneion: la testa di Medusa come scudo contro il male

Il gorgoneion nell'arte greca e romana: il mito di Medusa e Perseo, dal volto arcaico grottesco alla bellezza ellenistica, scudi, antefisse e amuleti.

Il volto della Gorgone, con occhi spalancati, lingua sporgente e serpenti al posto dei capelli, è uno dei motivi più diffusi dell'arte greca. Gli antichi lo chiamavano gorgoneion e lo collocavano su scudi, templi, monete, vasi e gioielli. La sua funzione era chiara: respingere il male con lo stesso sguardo che, secondo il mito, trasformava in pietra chiunque lo incrociasse, rivolgendo contro i nemici una forza nata per distruggere.

Il mito di Medusa

Esiodo, nella Teogonia, racconta che le Gorgoni erano tre sorelle, Steno, Euriale e Medusa, e che solo Medusa era mortale. L'eroe Perseo la decapitò con l'aiuto di Atena e di Ermes, evitando di guardarla direttamente. Dal suo collo nacquero il cavallo alato Pegaso e Crisaore. Perseo usò poi la testa come arma e alla fine la consegnò ad Atena, che la pose sulla propria egida. Le versioni del mito variano nei dettagli da un autore all'altro.

Già nell'Iliade lo scudo di Agamennone reca al centro la Gorgone dal volto torvo, «che guarda in modo terribile», e l'egida di Atena porta la sua testa. Il motivo era dunque familiare fin dall'età arcaica, e la sua presenza sulle armi degli eroi omerici ne anticipa l'uso protettivo che avrebbe avuto per secoli. Anche Eracle, nello Scudo attribuito a Esiodo, è descritto con armi in cui compaiono le Gorgoni in volo all'inseguimento di Perseo.

Dal mostro alla bellezza

Il gorgoneion arcaico, tra VII e VI secolo a.C., è grottesco: faccia larga e piatta, zanne, lingua fuori dalla bocca, a volte barba. Un esempio celebre è la grande Gorgone del frontone del tempio di Artemide a Corfù, intorno al 580 a.C. Nel corso del V secolo il volto si addolcisce, e in età ellenistica Medusa diventa una giovane donna dal volto bello e malinconico, come nella cosiddetta Medusa Rondanini, nota da una copia romana conservata alla Gliptoteca di Monaco di Baviera.

Un amuleto per guerrieri e case

La testa della Gorgone compariva sugli scudi e sulle corazze. Nel mosaico di Alessandro, trovato a Pompei nella Casa del Fauno, il re macedone porta un gorgoneion sulla corazza. Antefisse con il volto di Medusa ornavano i tetti dei templi e delle case in Grecia, in Magna Grecia e in Etruria, proteggendo idealmente gli edifici. Pendenti, cammei e medaglioni con il gorgoneion furono indossati come amuleti personali anche in epoca romana, in oro, argento e pietre dure.

Anche alcune coppe da vino ateniesi del VI secolo a.C., dette coppe a occhioni, portavano un gorgoneion sul fondo interno: chi beveva lo vedeva comparire man mano che svuotava la coppa, in un gioco tra piacere del simposio e sguardo minaccioso. Il motivo degli occhi sull'esterno della coppa ne accentuava il valore protettivo.

L'eredità del volto

Il gorgoneion non scomparve con il mondo pagano. Compare in mosaici tardoantichi e su gemme bizantine, e in età moderna fu ripreso come motivo decorativo nei palazzi e nelle arti applicate, dal Rinascimento al Neoclassicismo. La Sicilia ha fatto della Trinacria, la testa da cui si irradiano tre gambe, il proprio emblema, con al centro un volto che deriva da quello della Gorgone.

Pochi simboli mostrano meglio la logica apotropaica antica. Ciò che è terribile viene catturato, messo al servizio di chi lo porta e rivolto verso l'esterno: lo sguardo che pietrificava diventa così uno scudo, e il mostro sconfitto si trasforma nel più fedele dei guardiani. Lo stesso rovesciamento si ritrova in molte altre figure dell'arte antica.