Giaietto: la pietra nera da Whitby a Santiago di Compostela
Il giaietto nelle pagine di Plinio e Beda, tra gli azabacheros di Compostela, la figa contro il malocchio e i gioielli del lutto vittoriano.
Il giaietto, in inglese jet e in spagnolo azabache, è un tipo di lignite compatta: legno fossile trasformato nel corso di milioni di anni in una materia nera, leggera e lucidabile. Pur non essendo un minerale in senso stretto, fu sempre trattato come una pietra preziosa. Il suo colore profondo e la capacità di caricarsi di elettricità statica quando viene strofinato, come l'ambra, lo resero uno degli amuleti più usati in Europa, in particolare contro il malocchio.
Il gagate di Plinio e la testimonianza di Beda
Plinio il Vecchio, nel trentaseiesimo libro della Naturalis historia, chiama questa pietra gagates, dal nome di una località e di un fiume della Licia, in Asia Minore. Riferisce che, bruciata, emana un odore che si credeva capace di allontanare i serpenti, e riporta altre credenze popolari, tra cui l'uso che ne facevano i maghi per una forma di divinazione. Come spesso accade, Plinio registra queste notizie senza farle proprie.
Secoli dopo, il monaco Beda il Venerabile, all'inizio della sua Storia ecclesiastica del popolo inglese, completata nel 731, elenca il giaietto tra le ricchezze della Britannia e ripete che il suo fumo mette in fuga i serpenti. La pietra veniva estratta soprattutto sulla costa dello Yorkshire, presso Whitby, e già in età romana era lavorata a Eboracum, l'odierna York, dove sono stati trovati numerosi pendenti e braccialetti.
L'azabache dei pellegrini
A Santiago di Compostela, a partire dal tardo Medioevo, i lavoratori del giaietto, chiamati azabacheros, formarono una corporazione che produceva immagini di san Giacomo, conchiglie e piccoli amuleti venduti ai pellegrini. La materia prima arrivava in buona parte dalle Asturie. Questi oggetti, portati a casa da tutta Europa, univano il ricordo devozionale del viaggio alla protezione attribuita alla pietra nera. Le conchiglie e le figurine di giaietto ritrovate lontano dalla Galizia aiutano oggi gli storici a seguire le rotte dei pellegrinaggi medievali.
Nella penisola iberica e nell'America di lingua spagnola, la figa di azabache, una piccola mano chiusa con il pollice stretto fra indice e medio, veniva appesa ai neonati per difenderli dal malocchio. L'uso è documentato da secoli, compare in ritratti di bambini della corte spagnola del Seicento e sopravvive ancora come tradizione familiare in alcune regioni.
Il nero del lutto vittoriano
Nell'Ottocento il giaietto conobbe una nuova stagione di grande fortuna. Dopo la morte del principe Alberto, nel 1861, la regina Vittoria portò il lutto per il resto della vita, e la corte adottò gioielli neri e sobri. Le botteghe di Whitby, che contavano centinaia di lavoranti, produssero spille, collane e medaglioni destinati al lutto, talvolta con piccoli scomparti per conservare ciocche di capelli dei defunti.
Il giaietto attraversa così la storia europea con una costanza sorprendente: dalle credenze ricordate da Plinio e Beda ai ricordi dei pellegrini di Compostela, fino ai gioielli del lutto vittoriano. In ogni epoca il nero della pietra fu associato alla difesa, al raccoglimento e alla memoria. Le sue virtù appartengono alla tradizione, ma le botteghe di Whitby e di Santiago ne hanno lasciato testimonianze artistiche di grande valore.
