Ambra: le lacrime delle Eliadi e la via del Baltico
L'ambra tra il mito di Fetonte, lo scetticismo di Plinio, le botteghe di Aquileia e la nascita della parola elettricità: storia di una resina fossile.
L'ambra è una resina fossile, prodotta milioni di anni fa da antiche foreste di conifere e poi indurita nel sottosuolo. Le coste del Baltico ne restituiscono ancora oggi grandi quantità dopo le mareggiate, e proprio da lì partiva, già nella preistoria, una delle più antiche vie commerciali d'Europa. Calda al tatto, leggera, spesso traslucida e capace di attirare piccoli frammenti quando viene strofinata, l'ambra sembrava agli antichi un materiale vivo, e per questo fu caricata di significati protettivi.
Il mito di Fetonte e il giudizio di Plinio
Secondo il mito narrato da Ovidio e da altri poeti, quando Fetonte precipitò con il carro del Sole nel fiume Eridano, le sue sorelle, le Eliadi, lo piansero tanto a lungo da trasformarsi in pioppi. Le loro lacrime, colando dalla corteccia, si indurirono al sole e divennero ambra, che il fiume trasportava fino al mare. Il racconto spiegava insieme il colore dorato della resina e il suo legame con la luce solare.
Plinio il Vecchio, nel trentasettesimo libro della Naturalis historia, riferisce queste versioni con aperto scetticismo e rimprovera ai Greci la loro credulità. Egli sa che l'ambra proviene dalle isole dell'Oceano settentrionale e la descrive correttamente come linfa di alberi simili al pino, indurita dal freddo e dal tempo. Ricorda inoltre che le contadine della Transpadana la portavano in collana come ornamento e, secondo la credenza, anche come rimedio, e che la si appendeva ai bambini come amuleto.
La via dell'ambra e Aquileia
Il commercio dell'ambra collegava il Baltico al Mediterraneo attraverso l'Europa centrale. In età romana la città di Aquileia, nell'alto Adriatico, divenne il principale centro di lavorazione: le sue botteghe producevano piccoli contenitori, anelli, statuette e pendenti a forma di animali o di frutti. Plinio racconta che sotto Nerone un cavaliere romano fu inviato fino alle coste settentrionali e ne riportò una quantità tale da decorare le reti e le armi di uno spettacolo gladiatorio.
Molti di questi oggetti erano insieme gioielli e amuleti. Le figurine di ambra trovate in tombe femminili e infantili suggeriscono che la resina fosse ritenuta adatta a proteggere le fasi più fragili della vita. Il colore, simile a quello del miele o del fuoco, contribuiva all'associazione con il calore e con la vitalità, mentre la trasparenza invitava a vedervi una luce racchiusa nella materia.
Dall'elektron all'elettricità
I Greci chiamavano l'ambra elektron, parola che alcuni collegano all'aggettivo usato per il sole splendente. Secondo una tradizione riferita da autori successivi, già Talete di Mileto avrebbe notato che l'ambra strofinata attira pagliuzze. Nel 1600 il medico inglese William Gilbert, nel trattato De magnete, chiamò electrica i corpi capaci di attirare come l'ambra, e da questo termine latino deriva la nostra parola elettricità.
La storia dell'ambra mostra bene come un fenomeno naturale curioso potesse alimentare insieme il mito, il commercio e la credenza protettiva. Le collane e gli amuleti per l'infanzia ricordati da Plinio appartengono alla storia delle credenze, non a un sapere medico. Oggi l'ambra resta soprattutto un prezioso archivio naturale, capace di conservare insetti e piante di epoche remote, e un documento delle rotte che univano il Nord e il Sud dell'Europa.
