Il ferro protettivo: chiodi, ferri di cavallo e il «tocca ferro»
Dal chiodo conficcato nel tempio di Giove alla leggenda di san Dunstano e al ferro freddo contro le fate: il ferro nelle credenze protettive europee.
Il ferro è il più comune dei metalli protettivi, e forse proprio per questo uno dei più presenti nelle credenze popolari. In molte regioni d'Europa si toccava un oggetto di ferro per scongiurare la sfortuna, si inchiodava un ferro di cavallo sopra la porta, si lasciavano forbici o coltelli accanto alla culla. Dietro questi gesti c'era un'idea semplice e antica: il metallo che l'uomo aveva imparato a forgiare con il fuoco era più forte delle presenze invisibili che si temevano.
Il chiodo dei Romani
A Roma il chiodo aveva un valore religioso preciso. Tito Livio, nel settimo libro della sua storia, ricorda un'antica legge secondo cui il magistrato supremo doveva conficcare un chiodo, alle Idi di settembre, nella parete del tempio di Giove Capitolino; secondo lo storico l'usanza serviva anche a contare gli anni. Lo stesso Livio racconta che nel 363 a.C., durante una pestilenza, fu nominato un dittatore con il solo compito di piantare il chiodo, perché si ricordava che in passato il rito aveva fermato un'epidemia.
Il gesto di fissare, di inchiodare, esprimeva l'idea di bloccare un male, di fermarlo in un punto preciso. Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, registra a sua volta diverse credenze legate ai chiodi e agli oggetti di ferro, presentandole come usanze diffuse al suo tempo e senza garantirne l'efficacia. Il metallo, in questi casi, contava meno del gesto che lo accompagnava.
Il ferro di cavallo e la leggenda di san Dunstano
Il ferro di cavallo riuniva più elementi ritenuti favorevoli: era di ferro, aveva la forma di una falce di luna e veniva fissato con chiodi spesso in numero di sette, cifra considerata propizia. In Inghilterra si raccontava una leggenda legata a san Dunstano, arcivescovo di Canterbury nel X secolo e abile fabbro: il diavolo gli avrebbe chiesto di ferrargli lo zoccolo, e il santo lo avrebbe fatto con tanta violenza da costringerlo a promettere di non entrare mai dove fosse appeso un ferro di cavallo.
La leggenda è attestata in epoca molto più tarda rispetto alla vita del santo e va intesa come racconto popolare. Anche l'orientamento corretto del ferro varia da luogo a luogo: in alcune zone le punte rivolte in alto trattengono la fortuna, in altre quelle rivolte in basso la riversano sulla casa.
Il ferro freddo e il popolo fatato
Nel folklore britannico e irlandese il ferro, chiamato spesso cold iron, era ritenuto insopportabile per le fate e gli spiriti. Si cuciva un ago nei vestiti dei neonati, si poneva un oggetto di ferro sotto la soglia o nel letto delle puerpere, per evitare che il bambino fosse sostituito con un changeling, la creatura fatata che secondo la credenza prendeva il posto dei piccoli rapiti. Un'interpretazione diffusa vede in queste usanze il ricordo di un tempo in cui il ferro era una tecnologia nuova e potente.
In Italia il gesto di toccare ferro sopravvive come formula scherzosa, mentre il ferro di cavallo appare ancora sopra porte e camini. La storia di questo metallo ricorda che la protezione, nella cultura popolare, si appoggiava spesso agli strumenti del lavoro quotidiano: il chiodo, la lama, il ferro del maniscalco. Erano oggetti familiari, a cui la tradizione attribuiva una forza in più, senza che nessuno ne avesse mai dimostrato l'effetto.
