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L'argento, metallo della luna e della purezza

L'argento tra alchimia lunare, mano a cinque dita del Maghreb, cimaruta napoletana e la tarda leggenda della pallottola contro i lupi mannari.

Nella cultura antica e medievale ogni metallo era associato a un astro, e l'argento apparteneva alla Luna. Il suo colore chiaro, la lucentezza fredda, la capacità di riflettere la luce ne fecero il metallo della notte, della purezza e della protezione silenziosa. Dagli amuleti del Mediterraneo alla mano a cinque dita del Nord Africa, fino alla cimaruta napoletana, l'argento è stato il supporto preferito per molti oggetti destinati a difendere la casa e le persone.

La Luna degli alchimisti

Nella tradizione alchemica i sette metalli corrispondevano ai sette pianeti visibili a occhio nudo: l'oro al Sole, l'argento alla Luna, il ferro a Marte, il rame a Venere, il mercurio a Mercurio, lo stagno a Giove, il piombo a Saturno. L'argento, chiamato spesso luna nei testi latini, rappresentava il principio femminile e ricettivo, complementare all'oro solare. Il segno grafico usato per indicarlo era appunto una falce lunare.

Anche la tradizione biblica si serve dell'argento come immagine di purezza. Il Salmo 12 paragona le parole del Signore all'argento raffinato nel crogiuolo e purificato sette volte. L'immagine del metallo provato dal fuoco attraversa la letteratura religiosa e morale di molti secoli, e contribuì a fare dell'argento il materiale di molti oggetti liturgici.

La mano e la cimaruta

Nel Maghreb e in Medio Oriente la khamsa, la mano a cinque dita detta anche mano di Fatima o, in ambito ebraico, hamsa, è tradizionalmente realizzata in argento. Il metallo chiaro era preferito per gli amuleti contro il malocchio, e in molte città nordafricane gli argentieri, spesso ebrei, ne producevano infinite varianti decorate con occhi, pesci e motivi geometrici. Il numero cinque, legato alle dita della mano, era a sua volta ritenuto capace di respingere lo sguardo invidioso.

A Napoli e nell'Italia meridionale l'amuleto d'argento più complesso era la cimaruta, un rametto stilizzato di ruta da cui pendevano piccoli simboli: la luna, la chiave, il cuore, la mano, il fiore. Nel 1895 l'inglese Frederick Thomas Elworthy la descrisse ampiamente nel suo libro The Evil Eye, che resta una delle fonti principali per conoscerne le forme e le varianti regionali.

La pallottola d'argento

Molto più recente è la credenza secondo cui solo un proiettile d'argento può fermare un lupo mannaro o un vampiro. Il motivo ha radici nel folklore europeo, dove l'argento compariva talvolta come arma contro streghe e creature notturne, ma la sua forma attuale si è fissata soprattutto attraverso la narrativa dell'Ottocento e il cinema del Novecento. Le storie sulla Bestia del Gévaudan, che terrorizzò la Francia tra il 1764 e il 1767, furono arricchite di questo dettaglio solo molto tempo dopo i fatti.

L'argento ci mostra un altro modo di pensare la protezione: non la forza del ferro, ma la purezza e la luce riflessa. Collegato alla Luna, al femminile, alla notte, è diventato il materiale naturale degli amuleti domestici e familiari. Le proprietà straordinarie che gli furono attribuite appartengono al mito e alla letteratura, ma gli oggetti che ne sono nati, dalle mani d'argento alle cimarute, sono documenti preziosi di arte e cultura popolare.