Ematite, la pietra del sangue nei sigilli e nelle gemme magiche
L'ematite da Teofrasto e Plinio ai sigilli cilindrici di Babilonia, agli amuleti egizi e alle gemme magiche romane: storia della pietra del sangue.
L'ematite è un ossido di ferro dal colore grigio scuro e metallico che però, se viene graffiata o ridotta in polvere, rilascia un pigmento rosso intenso. Questa sorpresa cromatica spiega il suo nome, dal greco haima, sangue, e gran parte della sua storia simbolica. Dall'ocra rossa usata già nella preistoria fino ai sigilli mesopotamici e alle gemme incise dell'età romana, l'ematite ha legato il mondo minerale a quello del sangue e della vita.
Teofrasto, Plinio e i maghi
Il primo trattato greco dedicato alle pietre, il Peri lithon di Teofrasto, scritto verso la fine del IV secolo a.C., menziona già la pietra chiamata haimatites. Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, ne distingue diverse varietà e riporta le opinioni degli autori precedenti sulle sue presunte virtù, molte delle quali fondate sull'analogia con il colore del sangue più che su osservazioni. È un esempio precoce di quella che più tardi sarà chiamata dottrina delle segnature, secondo cui l'aspetto di una cosa ne rivela la virtù.
Plinio ricorda tra l'altro Zachalias di Babilonia, che in libri dedicati al re Mitridate attribuiva alle gemme il destino degli uomini e all'ematite il potere di favorire chi presentava suppliche ai sovrani o affrontava una causa. Lo stesso Plinio non nasconde la sua diffidenza verso questi autori, che a suo giudizio esageravano senza misura le virtù delle pietre.
I sigilli di Mesopotamia e gli amuleti egizi
In Mesopotamia l'ematite divenne, nel periodo paleobabilonese, uno dei materiali più usati per i sigilli cilindrici, piccoli rulli incisi che si facevano scorrere sull'argilla fresca per firmare documenti e chiudere contenitori. La pietra era dura, compatta e lucidabile, e permetteva incisioni minute di divinità e scene rituali. Il sigillo era insieme un oggetto giuridico e un talismano personale, spesso portato al collo o al polso dal suo proprietario.
Anche in Egitto l'ematite fu usata per amuleti, tra cui quelli a forma di poggiatesta deposti tra le bende delle mummie nel periodo tardo. Secondo i testi funerari, il poggiatesta doveva sollevare e proteggere il capo del defunto, impedendo che gli fosse sottratto. Il colore scuro e lucente della pietra si adattava bene a un oggetto destinato all'eternità.
Le gemme magiche dell'età imperiale
Nell'età romana imperiale, all'incirca tra il II e il IV secolo d.C., l'ematite fu tra le pietre preferite per le cosiddette gemme magiche: piccole pietre incise con figure divine, nomi misteriosi e iscrizioni in greco. Molti esemplari conservati nei musei recano immagini legate alla protezione del corpo e della maternità. Lo studioso americano Campbell Bonner ne pubblicò nel 1950 un ampio studio, Studies in Magical Amulets, che resta un riferimento per questo campo.
La lunga fortuna dell'ematite nasce da un'analogia: la pietra scura che sanguina rosso. Su questa somiglianza le culture antiche costruirono un intero sistema di credenze, che i lapidari medievali, da Marbodo ad Alberto Magno, avrebbero raccolto e trasmesso. Oggi quelle virtù vanno lette come testimonianze di un modo di pensare per corrispondenze, mentre i sigilli e le gemme incise restano opere preziose di arte minuta.
