Cristallo di rocca, il ghiaccio eterno degli antichi
Il cristallo di rocca in Plinio, nelle tombe franche, nei reliquiari medievali e tra gli strumenti di visione del Rinascimento: storia di un quarzo puro.
Il cristallo di rocca è la forma più pura e trasparente del quarzo. La sua limpidezza, che lo fa sembrare acqua solidificata, ha colpito l'immaginazione di ogni epoca, e la stessa parola cristallo viene dal greco krystallos, che in origine significava ghiaccio. Dall'antichità romana al Medioevo cristiano, dalle corti fatimide alle collezioni rinascimentali, questo minerale è stato usato per oggetti preziosi, reliquiari e amuleti, sempre associato alla purezza e alla visione.
Il ghiaccio pietrificato di Plinio
Plinio il Vecchio, nel trentasettesimo libro della Naturalis historia, riferisce l'opinione secondo cui il cristallo si forma dal ghiaccio indurito da un freddo intensissimo, e osserva che lo si trova sulle Alpi, nei luoghi dove le nevi invernali gelano più a fondo. L'idea, che risaliva ai Greci, sarebbe durata per secoli. Plinio aggiunge che i medici consideravano le sfere di cristallo, esposte ai raggi del sole, il mezzo migliore per cauterizzare.
Il cristallo era anche un lusso da imperatori. Lo stesso Plinio racconta che Nerone, quando seppe che tutto era perduto, spezzò in un accesso d'ira due coppe di cristallo, per punire la sua epoca impedendo a chiunque altro di berne. L'aneddoto dice molto sul valore che Roma attribuiva a questi oggetti. Plinio ricorda anche che una matrona, non particolarmente ricca, aveva pagato una sola coppa di cristallo la somma di centocinquantamila sesterzi.
Sfere e reliquiari
Nelle tombe femminili franche e alamanne dei secoli V-VII si trovano spesso piccole sfere di cristallo di rocca racchiuse in una montatura metallica e appese alla cintura. Il loro uso preciso non è descritto da alcuna fonte scritta, ma il contesto e la frequenza dei ritrovamenti fanno pensare a oggetti protettivi o propiziatori, portati con sé per tutta la vita e deposti infine accanto alla defunta.
Nel Medioevo cristiano il cristallo divenne il materiale ideale per i reliquiari, perché permetteva di vedere la reliquia mantenendola protetta. Il cosiddetto cristallo di Lotario, inciso in età carolingia con la storia di Susanna e oggi al British Museum, e le brocche fatimide del Tesoro di San Marco a Venezia, una delle quali reca il nome del califfo al-Aziz, mostrano a quale raffinatezza giunse la sua lavorazione.
La pietra della visione
La trasparenza del cristallo lo legò presto all'idea di visione. Nel Rinascimento alcune figure della cultura magica, come il matematico e astrologo inglese John Dee, consigliere della regina Elisabetta I, si servivano di pietre lucide e trasparenti come strumenti per ricevere visioni. Il British Museum conserva una sfera di cristallo tradizionalmente associata a Dee, accanto a uno specchio di ossidiana di origine azteca anch'esso attribuito a lui.
Ghiaccio eterno per i Romani, finestra sul sacro per i cristiani, strumento di visione per i maghi del Rinascimento: il cristallo di rocca ha cambiato significato senza mai perdere il legame con la purezza e la luce. Le virtù che gli furono attribuite appartengono alla storia delle credenze, ma gli oggetti che ne sono nati, dalle coppe imperiali ai reliquiari medievali, sono tra le opere più affascinanti delle arti suntuarie.
