Plinio il Vecchio e il libro delle gemme della Naturalis historia
Il trentasettesimo libro della Naturalis historia: metodo, aneddoti, scetticismo verso i maghi ed eredità medievale della prima enciclopedia delle gemme.
Quasi ogni storia delle pietre protettive passa, prima o poi, per Plinio il Vecchio. Nato a Como nel 23 o 24 d.C. e morto nel 79 durante l'eruzione del Vesuvio, mentre comandava la flotta di Miseno, Plinio fu ufficiale, funzionario imperiale e lettore instancabile. La sua Naturalis historia, dedicata al futuro imperatore Tito nel 77, raccoglie in trentasette libri il sapere naturale del mondo romano. L'ultimo libro è interamente dedicato alle gemme, e si chiude con un elogio dell'Italia come terra più ricca di ogni bene naturale.
Un'enciclopedia di libri e di notizie
Plinio dichiara nella prefazione di aver attinto a moltissimi autori, e nel primo libro elenca le fonti usate per ciascuno dei successivi. Il suo metodo è compilativo: riporta ciò che ha letto, spesso aggiungendo osservazioni personali, prezzi, aneddoti e giudizi morali. I libri dal trentatreesimo al trentasettesimo trattano metalli, pigmenti, pietre e gemme, e costituiscono la principale fonte antica su questi temi.
Nel trentasettesimo libro sfilano centinaia di nomi di pietre, molti dei quali non sono più identificabili con certezza. Plinio ne descrive il colore, la provenienza, le imitazioni e il valore commerciale, e dedica spazio alle storie celebri: l'anello di Policrate, tiranno di Samo, che secondo Erodoto fu gettato in mare e ritrovato nel ventre di un pesce, o l'agata di Pirro con l'immagine naturale di Apollo e delle Muse.
Lo scetticismo verso i maghi
Un tratto che sorprende il lettore moderno è la diffidenza di Plinio verso le promesse dei magi, termine con cui indica i sapienti di tradizione orientale e i loro seguaci. Più volte riferisce le virtù che essi attribuiscono alle pietre per poi prenderne le distanze, accusandoli di menzogna o di vanità. All'inizio del trentesimo libro traccia una breve storia della magia, che definisce la più ingannevole delle arti.
Ciò non significa che Plinio fosse privo di credenze. Accetta molte opinioni tradizionali, e la sua opera è piena di notizie che oggi consideriamo infondate. Ma il suo atteggiamento mostra che già nel mondo antico esisteva una distinzione tra la tradizione colta, che registrava gli usi e le opinioni, e le pretese dei professionisti della magia, che promettevano effetti sicuri a chi li pagava.
L'eredità medievale
La Naturalis historia fu copiata per tutto il Medioevo e divenne la base di molte opere successive. Solino ne trasse nel III secolo una raccolta di meraviglie molto letta, Isidoro di Siviglia, nel sedicesimo libro delle Etimologie, ne riprese ampiamente le notizie sulle pietre, e i lapidari di Marbodo e di Alberto Magno ne conservano numerose tracce. Con l'invenzione della stampa l'opera ebbe la sua prima edizione a Venezia, nel 1469.
Leggere oggi il libro delle gemme significa entrare nel laboratorio di un erudito romano che cercava di ordinare il mondo. Plinio non distingue sempre tra osservazione e leggenda, ma conserva una quantità straordinaria di nomi, usi e racconti. Senza di lui gran parte della storia antica degli amuleti di pietra sarebbe perduta, e molte credenze dei secoli successivi non sarebbero comprensibili.
