Meteoriti: le pietre cadute dal cielo tra culto e scienza
Dal ferro del cielo degli Egizi alla pietra di Cibele, dalla caduta di Ensisheim del 1492 alle scoperte di Chladni e Biot: storia delle meteoriti.
Prima che la scienza ne spiegasse l'origine, le pietre cadute dal cielo erano tra gli oggetti più misteriosi che l'uomo potesse trovare. Annunciate da lampi, boati e scie di fuoco, sembravano doni o segni degli dèi. Molte culture le conservarono nei templi, ne ricavarono oggetti preziosi o le venerarono come immagini divine. La loro storia attraversa l'Egitto dei faraoni, la Roma repubblicana e l'Europa del Rinascimento, fino alle scoperte scientifiche dell'inizio dell'Ottocento.
Il ferro del cielo in Egitto
Il ferro usato dagli Egizi prima della diffusione della metallurgia del ferro proveniva in gran parte da meteoriti. Le perline di Gerzeh, databili intorno al 3200 a.C., sono state riconosciute come ferro meteoritico. Analisi pubblicate nel 2016 hanno indicato la stessa origine per la lama del pugnale di ferro trovato nella tomba di Tutankhamon. Nei testi egizi più tardi il ferro è indicato con un'espressione che gli studiosi traducono come ferro del cielo.
Il metallo celeste era dunque rarissimo e carico di significato. Il pugnale di Tutankhamon, con l'elsa d'oro e il fodero decorato, non era un'arma d'uso ma un oggetto di prestigio, deposto accanto al corpo del giovane re come parte del suo corredo per l'eternità. Nello stesso corredo figuravano altri piccoli oggetti di ferro, segno che il metallo era considerato prezioso quanto l'oro.
Le immagini cadute dal cielo
Nel 204 a.C., durante la seconda guerra punica, i Romani trasferirono da Pessinunte, in Frigia, la pietra sacra della Grande Madre Cibele, in obbedienza a un responso dei Libri Sibillini. Tito Livio racconta l'arrivo della dea a Roma e la sua accoglienza solenne. Secondo le descrizioni antiche si trattava di una pietra scura e irregolare, e molti studiosi ipotizzano che fosse un meteorite, anche se nessuna prova diretta permette di confermarlo.
Anche gli Atti degli Apostoli, raccontando il tumulto degli argentieri di Efeso, ricordano che la città custodiva l'immagine di Artemide caduta da Zeus. La formula indicava un oggetto sacro di origine celeste, non fatto da mani umane, e mostra quanto fosse diffusa nel mondo antico l'idea di simulacri divini discesi dal cielo.
La pietra di Ensisheim
Il 7 novembre 1492 una grande pietra cadde nei campi vicino a Ensisheim, in Alsazia, davanti a testimoni. Massimiliano d'Asburgo, allora re dei Romani, la considerò un presagio favorevole nella guerra contro la Francia, e il poeta Sebastian Brant ne diffuse la notizia con fogli volanti illustrati. Il meteorite, ridotto dai frammenti staccati nel tempo, è ancora conservato in città ed è tra le più antiche cadute europee di cui si conservi il materiale.
Solo alla fine del Settecento il fisico tedesco Ernst Chladni sostenne, nel 1794, che queste pietre venissero dallo spazio. La caduta di migliaia di frammenti a L'Aigle, in Normandia, nel 1803, studiata da Jean-Baptiste Biot, convinse infine la comunità scientifica dell'origine extraterrestre delle meteoriti. Fino ad allora molti dotti avevano liquidato i racconti delle pietre celesti come superstizioni contadine, e le testimonianze popolari si rivelarono, in questo caso, più vicine al vero.
Le meteoriti hanno unito per millenni il sacro e il materiale. Erano pezzi di cielo che si potevano toccare, e proprio per questo vennero custodite, venerate o trasformate in oggetti di prestigio. Oggi sappiamo che si tratta per lo più di frammenti di asteroidi, ma la loro storia culturale resta una delle più affascinanti nella vicenda degli oggetti ritenuti protettivi.
