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Il Lapidario di Alfonso X: pietre, stelle e segni dello zodiaco

Il Lapidario tradotto dall'arabo per Alfonso X el Sabio: trecentosessanta pietre per i gradi dello zodiaco e il codice miniato dell'Escorial.

Tra i manoscritti più affascinanti dedicati alle pietre c'è il Lapidario fatto tradurre da Alfonso X di Castiglia, detto el Sabio, il Saggio. Re dal 1252 al 1284, Alfonso promosse a Toledo e a Siviglia un vasto programma di traduzioni dall'arabo al castigliano, che comprendeva opere di astronomia, diritto, storia e scienze naturali. Il Lapidario unisce il sapere sulle gemme a quello astrologico, in una sintesi che non ha equivalenti nella tradizione latina del tempo.

Una traduzione dall'arabo

Secondo il prologo, il testo principale fu tradotto quando Alfonso era ancora infante, cioè principe ereditario, prima di salire al trono. Il lavoro fu affidato al medico e astronomo ebreo Yehuda ben Moshe, aiutato dal chierico Garci Pérez. L'originale arabo era attribuito a un autore chiamato Abolays, di cui non si sa quasi nulla con certezza, e che il prologo presenta come un sapiente amante dei libri antichi.

La scelta del castigliano, invece del latino, è significativa. Alfonso voleva rendere accessibile il sapere scientifico in una lingua parlata, e le traduzioni promosse dalla sua corte contribuirono in modo decisivo alla formazione della prosa castigliana, offrendo un lessico tecnico a discipline che fino ad allora si esprimevano soltanto in arabo o in latino.

Trecentosessanta pietre per i gradi del cielo

Il primo e più ampio dei lapidari contenuti nel manoscritto ordina le pietre secondo i dodici segni dello zodiaco. Ogni segno è diviso in trenta gradi, e a ciascun grado corrisponde una pietra, per un totale di trecentosessanta. Per ogni pietra il testo indica il nome, il luogo d'origine, l'aspetto e le virtù, legate alla posizione delle stelle che, secondo la dottrina astrologica, ne governano la forza.

Seguono altri trattati più brevi, che raggruppano le pietre secondo ulteriori criteri astrologici. Molte delle pietre descritte sono oggi impossibili da identificare: alcune corrispondono a minerali reali, altre sono sostanze favolose trasmesse dalla tradizione araba, che a sua volta aveva raccolto e rielaborato fonti greche, persiane e indiane. Il lettore moderno vi trova quindi più una mappa dell'immaginario astrologico che un catalogo mineralogico.

Il manoscritto dell'Escorial

L'esemplare più importante, conservato nella biblioteca del Monastero dell'Escorial, è un codice riccamente miniato. Ogni sezione è accompagnata da medaglioni con le figure dei segni zodiacali e da piccole scene che mostrano la raccolta o l'uso delle pietre. Le miniature offrono anche rare immagini di mercanti, minatori e artigiani al lavoro. Il codice è considerato uno dei capolavori della miniatura castigliana del Duecento e un documento prezioso dell'incontro tra culture cristiana, ebraica e islamica nella Spagna medievale.

Il Lapidario di Alfonso X mostra un modo di pensare le pietre diverso da quello di Marbodo o di Alberto Magno. Qui la gemma non vale soltanto per sé, ma come specchio del cielo, ricettacolo delle forze astrali che la tradizione araba aveva sistematizzato. Le virtù descritte appartengono a quella visione del cosmo, oggi superata, ma il manoscritto resta un monumento della cultura medievale e della convivenza tra saperi diversi.