Ernesto De Martino e Sud e magia: l'antropologia della fascinazione
Le ricerche in Lucania, la crisi della presenza e la fascinazione: perché Sud e magia di Ernesto De Martino, uscito nel 1959, resta un classico.
Nel 1959 l'editore Feltrinelli pubblicò Sud e magia, il libro con cui Ernesto De Martino portò il malocchio e la fascinazione al centro della riflessione antropologica italiana. Non si trattava di una raccolta di curiosità folkloriche, ma del tentativo di capire perché, in alcune aree del Mezzogiorno, la magia continuasse a svolgere una funzione vitale nella vita delle persone. Il libro nasceva da ricerche sul campo condotte in Lucania negli anni Cinquanta.
Lo studioso
Ernesto De Martino nacque a Napoli nel 1908 e morì a Roma nel 1965. Formatosi nell'ambiente filosofico di Benedetto Croce, si dedicò alla storia delle religioni e all'etnologia, interrogandosi sul rapporto tra pensiero magico e storia. Già nel 1948, con Il mondo magico, aveva proposto una teoria originale della magia. Negli anni successivi scelse di studiare direttamente il Sud italiano, con spedizioni che coinvolgevano fotografi, musicologi, medici e psicologi.
Tra i suoi collaboratori figurarono il fotografo Franco Pinna, le cui immagini sono diventate parte integrante della memoria di quelle ricerche, e l'etnomusicologo Diego Carpitella. Al ciclo meridionale appartengono anche Morte e pianto rituale nel mondo antico, del 1958, e La terra del rimorso, del 1961, dedicato al tarantismo pugliese. Sud e magia si colloca dunque nel cuore di un progetto di studi di grande ampiezza.
La fascinazione e la crisi della presenza
Al centro del libro sta la fascinazione, termine con cui De Martino indica una condizione di impedimento e di dominazione: chi ne è colpito si sente agito da una forza estranea, che può manifestarsi come malessere, stanchezza, sfortuna. La fattura, il malocchio e l'invidia rientrano in questo quadro. Accanto a essi De Martino descrive le risposte della comunità, affidate spesso a donne esperte, depositarie di formule tramandate oralmente.
Per interpretare questi fenomeni De Martino usa il concetto di crisi della presenza: in condizioni di miseria, precarietà e scarsa protezione sociale, l'individuo rischia di perdere la capacità di agire nella storia. La magia offre allora un sistema di protezione, un modo di rendere affrontabile ciò che altrimenti sarebbe ingovernabile. Non è un errore da deridere, ma una tecnica culturale da comprendere nella sua funzione.
Dalla Lucania alla jettatura napoletana
La parte finale di Sud e magia allarga lo sguardo dalla magia contadina lucana alla cultura colta di Napoli. De Martino analizza la jettatura settecentesca e testi come la Cicalata di Nicola Valletta, per mostrare come l'illuminismo napoletano non fosse riuscito a superare pienamente il pensiero magico. Il confronto tra campagna e città, tra contadini e intellettuali, è uno degli aspetti più originali del libro e ne spiega la lunga influenza.
A più di sessant'anni dalla pubblicazione, Sud e magia è ancora un riferimento obbligato per chi si occupa di malocchio e credenze popolari. Il suo merito principale è aver restituito dignità storica a pratiche spesso liquidate come superstizioni, collegandole alle condizioni concrete di vita di chi le praticava. È un libro che insegna a guardare la magia senza disprezzo e senza ingenuità, con gli strumenti della storia.
