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Il talismano di Carlo Magno: da Aquisgrana a Reims

La storia del cosiddetto talismano di Carlo Magno, reliquiario carolingio del IX secolo: la tomba di Aquisgrana, il dono a Giuseppina, i Bonaparte e Reims.

Nel Palazzo del Tau, accanto alla cattedrale di Reims, è esposto un piccolo gioiello d'oro che porta un nome illustre: il talismano di Carlo Magno. Si tratta di un reliquiario da portare al collo, decorato con pietre preziose e perle, che al centro mostra una grande pietra azzurra trasparente. La tradizione vuole che sia stato trovato sul corpo dell'imperatore, e le sue vicende attraversano più di mille anni di storia europea.

Un reliquiario carolingio

Gli studiosi datano l'oggetto al IX secolo, in epoca carolingia, sulla base dello stile dell'oreficeria. La forma è quella di una piccola teca pettorale, del tipo che le fonti chiamano encolpion, cioè «sul petto». Secondo la tradizione custodiva in origine capelli della Vergine, e in seguito vi fu collocato un frammento ritenuto della Croce. Le due facce sono dominate da grandi pietre azzurre, almeno una delle quali è uno zaffiro.

Che il gioiello sia appartenuto davvero a Carlo Magno non è dimostrabile. Il racconto più diffuso afferma che fu rinvenuto al collo dell'imperatore durante una delle aperture medievali della sua tomba ad Aquisgrana, come quella voluta da Ottone III intorno all'anno Mille o quella promossa da Federico Barbarossa nel 1165, in occasione della canonizzazione. Le fonti non permettono però di confermare questa provenienza. Il nome stesso di talismano, del resto, non compare nei documenti medievali: è un'etichetta moderna, attribuita al gioiello quando la sua fama si legò ai Bonaparte.

Da Aquisgrana ai Bonaparte

Per secoli il gioiello fu conservato nel tesoro della cattedrale di Aquisgrana. Nel 1804, durante il viaggio di Napoleone nei territori renani annessi alla Francia, il capitolo della cattedrale lo donò all'imperatrice Giuseppina. Il gesto aveva un evidente significato politico: il nuovo imperatore si presentava come erede di Carlo Magno, e un oggetto legato al grande sovrano rafforzava questa immagine.

Dopo la morte di Giuseppina il talismano passò alla figlia Ortensia e poi al figlio di lei, Luigi Napoleone, il futuro Napoleone III. Fu dunque custodito per decenni dalla famiglia Bonaparte, che vi vedeva un simbolo della continuità imperiale. In quegli anni la sua fama di talismano, cioè di oggetto portafortuna e protettivo legato al destino della dinastia, si consolidò ulteriormente.

Il dono a Reims

Nel 1919, dopo i bombardamenti che durante la prima guerra mondiale avevano gravemente danneggiato la cattedrale di Reims, l'ex imperatrice Eugenia, vedova di Napoleone III, donò il gioiello all'arcivescovo della città. Il dono voleva essere un gesto di solidarietà verso la cattedrale in cui per secoli erano stati consacrati i re di Francia. Da allora l'oggetto fa parte del tesoro di Reims, oggi esposto al Palazzo del Tau.

Il talismano di Carlo Magno mostra come un oggetto devozionale possa caricarsi di significati politici e magici nel corso dei secoli. Nato come reliquiario, divenne talismano nella percezione popolare e simbolo dinastico per i Bonaparte. La sua storia ricorda che la parola talismano, nell'uso moderno, indica spesso più la fama di un oggetto e le speranze di chi lo possiede che la sua funzione originaria.