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La Clavicula Salomonis: storia di un libro senza originale

Storia della Clavicula Salomonis: l'attribuzione leggendaria, i manoscritti del Cinquecento, l'Inquisizione, le copie francesi e l'edizione di Mathers del 1889.

La Clavicula Salomonis, la «piccola chiave di Salomone», è uno dei libri più famosi della magia europea, eppure non esiste un testo originale. Esiste invece una costellazione di manoscritti in latino, italiano, francese, inglese, tedesco ed ebraico, copiati fra il XV e il XIX secolo, che differiscono fra loro per ordine, contenuto e illustrazioni. La sua storia è quella di un libro vivo, riscritto e adattato da ogni copista.

Le origini: un'attribuzione leggendaria

Il libro si presenta come opera del re Salomone, che l'avrebbe affidata al figlio Roboamo. Si tratta di un'attribuzione fittizia, comune nella letteratura magica medievale, dove il nome del re garantiva prestigio e antichità. Gli studiosi collegano la Clavicula a testi greci bizantini come la cosiddetta Igromanzia di Salomone, tramandata in manoscritti del XV e XVI secolo, che contiene materiali affini e spesso sovrapponibili.

Già nel Duecento circolavano in Europa testi magici attribuiti a Salomone. Guglielmo d'Alvernia, vescovo di Parigi, li menziona con disprezzo nella prima metà del XIII secolo, e lo Speculum astronomiae ne elenca diversi tra i libri di negromanzia da condannare. Non sappiamo però se si trattasse della Clavicula nella forma che conosciamo, perché i titoli citati sono vaghi e i contenuti di questi libri cambiavano di continuo.

Manoscritti, inquisitori e collezionisti

Le testimonianze più chiare della Clavicula vengono dall'Italia del Cinquecento. Nei processi del Sant'Uffizio di Venezia e di altre città compaiono spesso copie sequestrate di questo libro, che circolava tra preti, medici, soldati e cercatori di tesori. I verbali documentano quanto fosse ricercato e quanto fosse rischioso possederlo. Molti manoscritti superstiti risalgono proprio a quest'epoca o al secolo successivo.

Tra Sei e Settecento la Clavicula ebbe grande fortuna in Francia, dove numerose copie, talvolta riccamente illustrate, furono prodotte per collezionisti e curiosi. Una parte importante di questi codici è oggi conservata alla Bibliothèque de l'Arsenal di Parigi. Nello stesso periodo circolavano anche versioni in ebraico, che alcuni presentavano come l'originale ma che derivano con ogni probabilità da modelli italiani o latini.

L'edizione che fissò il testo

La versione oggi più diffusa è quella inglese pubblicata a Londra nel 1889 da Samuel Liddell MacGregor Mathers, con il titolo The Key of Solomon the King. Mathers confrontò alcuni manoscritti del British Museum, selezionando e ordinando i materiali secondo il proprio gusto. Il risultato è un testo in parte artificiale, che non corrisponde esattamente a nessun manoscritto ma che ha condizionato per oltre un secolo l'immagine del libro.

Accanto alla Clavicula si sviluppò una famiglia di testi affini, come il Lemegeton o Clavicula minore, una raccolta di trattati compilata nel Seicento. Il catalogo di spiriti che vi compare ha un parente stretto nella Pseudomonarchia daemonum, che Johann Weyer pubblicò nel 1577 in appendice al suo De praestigiis daemonum, proprio per mostrare ai lettori l'inconsistenza di simili elenchi.

Ricostruire la storia della Clavicula significa entrare nel mondo dei copisti, degli inquisitori e dei collezionisti. Più che un libro, è una tradizione che ogni epoca ha adattato alle proprie paure e curiosità. Le edizioni critiche e gli studi sui manoscritti, sviluppati soprattutto negli ultimi decenni, permettono oggi di distinguere gli strati del testo e di restituirlo alla sua dimensione storica, lontano dalle letture sensazionali.