I pentacoli della Clavicula: storia e iconografia delle figure
I pentacoli della Clavicula Salomonis letti come immagini: origine della parola, sette pianeti, colori, salmi, lettere ebraiche e errori dei copisti.
Tra le pagine della Clavicula Salomonis le più celebri non sono quelle scritte, ma quelle disegnate. Si tratta dei pentacoli, dischi decorati con lettere, nomi e figure geometriche, che nei manoscritti occupano intere carte e che spesso sono dipinti a colori. Guardati con gli occhi dello storico, e non come strumenti da usare, sono un piccolo repertorio di cultura grafica e religiosa, in cui si mescolano Bibbia, Cabala e astrologia.
Una parola dall'origine incerta
Il termine pentacolo è antico, ma la sua etimologia è discussa. Molti lo collegano al greco pénte, «cinque», e quindi al pentagramma; altri pensano a un'influenza del francese antico pendre, «appendere», perché questi oggetti si portavano al collo. Nei testi rinascimentali la parola indica in generale una figura protettiva, non necessariamente a cinque punte, e i pentacoli della Clavicula sono infatti quasi sempre circolari.
Il sistema dei sette pianeti
Nella versione pubblicata da Mathers nel 1889 i pentacoli sono quarantaquattro, distribuiti fra i sette pianeti: sette per Saturno, Giove, Marte e il Sole, cinque per Venere e Mercurio, sei per la Luna. Altri manoscritti ne contengono un numero diverso e li ordinano in altro modo. La distribuzione planetaria riflette l'impianto astrologico del libro, nel quale ogni operazione è legata a un giorno, a un'ora e a un astro.
Ogni pianeta aveva un colore tradizionale, che i manoscritti più curati rispettano: il nero per Saturno, l'azzurro per Giove, il rosso per Marte, l'oro per il Sole, il verde per Venere, i colori misti per Mercurio, l'argento per la Luna. Queste corrispondenze cromatiche non sono uniformi in tutte le fonti, ma rivelano il desiderio di dare a ogni figura un'identità visiva riconoscibile al primo sguardo.
Salmi, nomi divini e alfabeti
Il contenuto dei pentacoli è in gran parte religioso. Lungo i bordi corrono versetti dei Salmi e di altri libri biblici, spesso in ebraico o in latino. Al centro si trovano nomi divini, nomi di angeli, quadrati di lettere e figure geometriche. Il primo pentacolo di Saturno, nella versione di Mathers, contiene per esempio un quadrato di lettere ebraiche costruito come il quadrato del Sator, segno di come tradizioni diverse confluissero nello stesso libro.
Molti copisti non conoscevano l'ebraico e riproducevano le lettere come semplici disegni, introducendo errori che si accumulavano di copia in copia. Gli studiosi che confrontano i manoscritti possono così ricostruire le genealogie dei testi, come si fa con i codici dei classici. In alcuni casi le scritte sono diventate del tutto illeggibili, pur continuando a essere trascritte con cura da mani che non ne capivano più il senso.
Arte e devozione
Dal punto di vista artistico, i pentacoli appartengono alla stessa cultura visiva dei diagrammi cosmologici, degli emblemi e delle medaglie devozionali. Le loro forme concentriche ricordano le rose dei venti e le tavole astronomiche dei libri a stampa. Non è un caso che alcuni collezionisti del Settecento commissionassero copie della Clavicula su pergamena, con dorature e miniature, trattandole più come oggetti preziosi da biblioteca che come strumenti.
Studiare i pentacoli come immagini permette di apprezzarne la ricchezza senza cadere né nella credulità né nel disprezzo. Sono documenti di una religiosità eterodossa ma profondamente impregnata di Bibbia, testimonianze della circolazione dell'ebraico tra i cristiani e del gusto per i simboli che caratterizzò l'Europa moderna. Una storia che merita di essere letta con attenzione filologica e con occhio da storico dell'arte.
