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Il pentagramma: dai pitagorici a Gawain e al Faust di Goethe

Storia del pentagramma: il segno della salute dei pitagorici in Luciano, il nodo senza fine di Sir Gawain, il Drudenfuß del Faust e l'invenzione di Lévi.

La stella a cinque punte tracciata con un solo gesto continuo è uno dei segni più antichi dell'umanità. Compare già su reperti mesopotamici del IV millennio a.C., viene adottata dai pitagorici, attraversa il cristianesimo medievale e arriva fino all'occultismo dell'Ottocento. Il suo significato è cambiato più volte, ma la sua forma, perfettamente chiusa su se stessa, ha sempre suggerito l'idea di una protezione senza falle.

Il segno della salute

Lo scrittore greco Luciano di Samosata, nel II secolo, racconta in un breve scritto dedicato ai saluti che i pitagorici usavano come segno di riconoscimento il triplice triangolo intrecciato, cioè il pentagramma, e lo chiamavano «salute». Più tardi alcuni eruditi vollero vedere nelle cinque punte le lettere della parola greca hygíeia, ma questa lettura appartiene a epoche successive e non è attestata nelle fonti antiche.

Il fascino del pentagramma per i pitagorici aveva anche ragioni geometriche. Le sue linee si intersecano secondo il rapporto che molto più tardi sarà chiamato sezione aurea, e la figura contiene al proprio interno un pentagono in cui si può iscrivere una nuova stella, e così all'infinito. Questa proprietà ne faceva un'immagine eloquente dell'armonia e della perfezione del numero.

Il nodo senza fine di Gawain

Nell'Inghilterra del tardo Trecento un poeta anonimo compose Sir Gawain e il Cavaliere Verde, uno dei capolavori della letteratura arturiana. Sullo scudo del protagonista è dipinto in oro un pentagramma, che il poeta chiama «endeles knot», il nodo senza fine, e descrive come un segno istituito da Salomone. Il poema dedica un lungo passo a spiegarne il significato.

Le cinque punte rappresentano cinque gruppi di cinque perfezioni: i cinque sensi, le cinque dita, le cinque piaghe di Cristo, le cinque gioie di Maria e cinque virtù cavalleresche, tra cui la generosità, la cortesia e la pietà. Il simbolo diventa così un'immagine della perfezione morale del cavaliere, ed è una delle interpretazioni cristiane più elaborate del pentagramma giunte fino a noi.

Dal Faust all'occultismo

Nella cultura popolare tedesca il pentagramma era chiamato Drudenfuß, il «piede della Drude», uno spirito notturno, e veniva tracciato sulle soglie e sulle culle come protezione. Goethe se ne servì nella prima parte del Faust, pubblicata nel 1808: Mefistofele riesce a entrare nello studio del dottore perché il segno sulla soglia ha un angolo non chiuso, ma non riesce più a uscire.

Fu l'occultista francese Éliphas Lévi, a metà dell'Ottocento, a codificare l'opposizione tra pentagramma con una punta in alto, simbolo dell'uomo e dello spirito, e pentagramma rovesciato, associato al male. Questa distinzione, oggi molto diffusa, non trova riscontro nelle fonti antiche e medievali, dove l'orientamento della stella non aveva un valore morale stabile.

La storia del pentagramma è una storia di riletture. Lo stesso segno ha indicato la salute per i pitagorici, la virtù per un cavaliere cristiano, la protezione della casa per i contadini tedeschi e il bene o il male per gli occultisti. Conoscerne le tappe permette di riconoscere quali significati sono davvero antichi e quali, invece, sono invenzioni recenti presentate come tradizioni millenarie.