Marchio registrato Studio Esoterico CornelioAmuleti e TalismaniUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Il quadrato di Giove e la Melencolia I di Dürer

Il quadrato magico inciso da Albrecht Dürer nella Melencolia I del 1514: somma 34, la data nascosta e il legame con Giove come rimedio alla malinconia.

Nel 1514 Albrecht Dürer incise a Norimberga una delle immagini più enigmatiche della storia dell'arte. Una figura alata siede pensosa tra strumenti abbandonati: una sfera, un poliedro, un compasso, una clessidra, una bilancia. Sulla parete alle sue spalle, sotto una campana, è inciso un quadrato di sedici numeri. È spesso considerato il primo quadrato magico apparso in un'opera d'arte europea, ed è legato alla tradizione del quadrato di Giove.

Un quadrato che porta una data

Il quadrato di Dürer contiene i numeri da uno a sedici, e ogni riga, colonna e diagonale dà trentaquattro. Danno trentaquattro anche i quattro numeri agli angoli e i quattro del centro. Nelle due caselle centrali della riga inferiore si leggono quindici e quattordici, che insieme formano 1514, l'anno dell'incisione. Ai lati, i numeri quattro e uno corrispondono, secondo una lettura diffusa, alle lettere D e A, le iniziali dell'artista.

Nella tradizione astrologica il quadrato di quattro era assegnato a Giove. La versione che Agrippa pubblicò nel 1533 ha però una disposizione diversa da quella di Dürer: i numeri sono gli stessi, ma ordinati in un altro modo. Come l'artista abbia conosciuto questa tradizione non è chiaro. Agrippa aveva composto una prima stesura del suo trattato nel 1510, ma non ci sono prove che Dürer l'abbia letta.

Giove contro la malinconia

Per capire il senso del quadrato bisogna tornare a Firenze. Nel 1489 Marsilio Ficino pubblicò il De vita libri tres, dedicato alla vita degli uomini di studio. Secondo Ficino, gli studiosi erano naturalmente esposti all'influsso di Saturno e quindi alla malinconia, l'umore della bile nera. Per temperarne gli eccessi egli suggeriva di rivolgersi a Giove, pianeta benevolo e moderato, attraverso musica, profumi, colori e immagini.

In questa prospettiva la tavola di Giove sulla parete dell'incisione assume il valore di un contrappeso simbolico alla cupezza della figura alata. Erwin Panofsky e Fritz Saxl, nei loro studi sulla malinconia avviati negli anni Venti del Novecento, proposero proprio questa lettura, che resta la più accettata, pur senza esaurire le molte interpretazioni avanzate nel corso del secolo.

Il mistero del numero uno

Anche il titolo, inciso sulle ali di un pipistrello in volo, ha fatto discutere. Una delle ipotesi più note collega il numero romano alla dottrina di Agrippa, che distingueva tre gradi della malinconia ispirata: il primo riguardava l'immaginazione, propria degli artisti e degli artigiani, il secondo la ragione, il terzo la mente che contempla il divino. L'incisione rappresenterebbe dunque il primo grado. Altri studiosi pensano invece a una serie di incisioni progettata e mai completata, ma nessuna fonte coeva lo conferma.

Il quadrato di Melencolia I è diventato una piccola icona della matematica ricreativa e della storia dell'esoterismo. Riassume in sedici caselle un intero sistema di idee rinascimentali: il legame tra pianeti e temperamenti, la fiducia nel potere delle immagini, la dignità del lavoro intellettuale. Chi lo osserva da vicino può riconoscere in quel reticolo di numeri il dialogo tra un grande artista e la cultura del suo tempo.