La hamsa: la mano protettiva tra Islam, ebraismo e Mediterraneo
La hamsa, mano di Fatima o di Miriam: origini del nome, funzione contro il malocchio, significati nell'Islam e nell'ebraismo e la mano dell'Alhambra.
Una mano aperta, simmetrica, spesso con un occhio al centro del palmo: la hamsa è uno degli amuleti più diffusi del Nord Africa e del Medio Oriente. Il nome deriva dalla parola araba che indica il numero cinque, come le dita della mano. In Europa è conosciuta soprattutto come «mano di Fatima», ma nelle comunità ebraiche è chiamata anche «mano di Miriam», segno di una storia condivisa da più culture e da più fedi.
Una mano per respingere il male
La funzione principale della hamsa è proteggere dal malocchio, lo sguardo invidioso che secondo credenze diffuse in tutto il Mediterraneo poteva causare malattie, sventure e perdita di beni. La mano aperta, mostrata di fronte, sembra fermare il male con un gesto di difesa. In molti amuleti al centro del palmo compare un occhio, che rimanda il pericolo verso chi lo ha mandato. La hamsa è realizzata spesso in argento, smalto azzurro o ceramica.
L'immagine della mano come segno protettivo è molto antica, e si è proposto di collegarla a simboli del Vicino Oriente e del mondo punico. Queste ipotesi sono discusse e non permettono di tracciare una linea continua fino agli amuleti attuali. Più sicura è la grande diffusione della hamsa nel Maghreb medievale e moderno, dove compare su porte, gioielli, tessuti e oggetti domestici.
Fatima e Miriam
Nel mondo musulmano la mano è associata a Fatima, figlia del profeta Maometto e sposa di Ali, figura molto venerata soprattutto nella tradizione sciita. In alcuni ambienti religiosi l'uso di amuleti è stato criticato, ma la hamsa è rimasta popolare come oggetto culturale. Le cinque dita sono state collegate, secondo interpretazioni diverse, ai cinque pilastri dell'Islam oppure ai cinque membri della famiglia del Profeta particolarmente venerati dagli sciiti.
Nelle comunità ebraiche del Nord Africa e del Medio Oriente la mano è stata messa in relazione con Miriam, sorella di Mosè e Aronne, e talvolta con i cinque libri della Torah. Gli ebrei sefarditi e mizrahi hanno portato la hamsa anche in Israele, dove oggi è un motivo decorativo comunissimo, spesso accompagnato da iscrizioni in ebraico e da piccoli pesci, altro simbolo tradizionale di protezione.
La mano dell'Alhambra
Un esempio celebre di mano scolpita si trova a Granada. Sulla Puerta de la Justicia dell'Alhambra, costruita nel 1348 sotto il sultano nasride Yusuf I, una mano aperta è incisa sulla chiave dell'arco esterno, mentre sull'arco interno compare una chiave. Il significato di questi segni è stato interpretato in vari modi, dal richiamo ai principi della fede a un semplice valore protettivo. Una leggenda locale sostiene che l'Alhambra cadrà soltanto quando la mano riuscirà ad afferrare la chiave.
La hamsa dimostra come un amuleto possa attraversare confini religiosi senza perdere la propria forza simbolica. Musulmani, ebrei e cristiani del Mediterraneo l'hanno adottata, reinterpretata e talvolta contestata. Oggi è anche un oggetto di moda, venduto nei bazar e nei negozi di tutto il mondo, ma dietro la sua diffusione resta un gesto semplice e universale: la mano alzata che intima al male di fermarsi.
