Il nazar: l'occhio di vetro blu che respinge il malocchio
Il nazar boncuğu turco e gli occhi blu del Mediterraneo: la credenza antica nel malocchio, Plutarco e Plinio, le perle di vetro e la diffusione in Grecia.
Nei bazar di Istanbul, sulle porte delle case greche, nei braccialetti dei neonati e persino sui cruscotti delle automobili, l'occhio di vetro blu è un'immagine familiare. In turco si chiama nazar boncuğu, «perlina del malocchio», da nazar, parola di origine araba che significa sguardo. Il suo scopo è semplice e antichissimo: intercettare lo sguardo invidioso prima che colpisca persone, animali, case o raccolti.
Una paura antica
La credenza nel malocchio è attestata in gran parte del mondo antico. Nel Mediterraneo greco e romano si riteneva che alcune persone potessero nuocere con lo sguardo, anche senza volerlo. Plutarco dedica al tema una delle sue Questioni conviviali, chiedendosi perché si dica che certi individui affascinano con gli occhi, e anche Plinio il Vecchio ne parla nella Naturalis historia. Il latino fascinatio e il greco baskania designavano questo potere nefasto.
Contro lo sguardo maligno si usavano amuleti di vario tipo, tra cui immagini di occhi. Già nell'antico Egitto e nel mondo fenicio si producevano perle di vetro decorate con cerchi concentrici che ricordano un occhio, e se ne trovano esemplari in molte necropoli del Mediterraneo. Il collegamento diretto con il nazar moderno è plausibile ma non sempre documentabile; certo è che l'idea di rispondere a un occhio con un altro occhio ha una storia lunghissima.
La perlina turca
Il nazar boncuğu tipico è formato da cerchi concentrici: blu scuro all'esterno, poi bianco, azzurro chiaro e un punto nero al centro. Il blu, colore molto presente nella ceramica e nel vetro anatolico, è legato alla funzione protettiva in molte spiegazioni popolari. La tradizione vuole che, quando una perlina si incrina o si spezza, abbia assorbito un'ondata di sguardi negativi e vada sostituita con una nuova, senza rimpianti.
La produzione artigianale si è concentrata in alcuni villaggi dell'Egeo turco, nei dintorni di Smirne, dove i vetrai lavorano ancora il vetro fuso alla fiamma con tecniche tramandate di generazione in generazione. Accanto a questi laboratori esiste oggi un'enorme produzione industriale che rifornisce i mercati turistici di tutto il Mediterraneo, e il nazar compare ormai su tazze, tessuti, gioielli e oggetti d'arredo.
Dalla Turchia alla Grecia e oltre
Amuleti simili si trovano in Grecia, dove l'occhio protettivo si chiama mati, a Cipro, nei Balcani, nel Levante e in Iran. In Grecia la difesa dal malocchio si accompagna spesso a preghiere e gesti familiari, e l'occhio blu viene regalato ai neonati o appeso in casa. La diffusione di questo oggetto ricalca in buona parte i confini dell'antico mondo ottomano e la rete dei suoi commerci, che per secoli fecero circolare merci, persone e credenze tra Europa e Asia.
Il nazar è un amuleto che lavora per riflessione: non attacca, ma restituisce lo sguardo. Questa idea, nata in un mondo dove l'invidia era considerata una forza concreta e pericolosa, sopravvive oggi in oggetti di vetro colorato venduti per pochi spiccioli. Anche chi non crede al malocchio riconosce in quel piccolo occhio blu un frammento di storia mediterranea, capace di unire popoli che per molti altri aspetti si sono sentiti lontani.
