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I quadrati planetari da Marte alla Luna: numeri e simboli

I quadrati magici di Marte, Sole, Venere, Mercurio e Luna: somme, totali, metalli e significati attribuiti nella tradizione rinascimentale di Agrippa.

La serie dei quadrati planetari è una delle costruzioni più ordinate della magia rinascimentale. A ogni pianeta della cosmologia antica corrisponde un quadrato di grandezza crescente: tre caselle per lato per Saturno, quattro per Giove, poi via via fino alle nove della Luna. Dopo i primi due, che hanno una storia propria, restano cinque tavole che completano il sistema e ne rivelano la logica interna.

L'ordine dei pianeti e dei numeri

L'ordine segue la sequenza tradizionale delle sfere celesti, dalla più lontana alla più vicina alla Terra: Saturno, Giove, Marte, Sole, Venere, Mercurio, Luna. A Marte tocca il quadrato di cinque, la cui somma magica è sessantacinque. Il Sole ha quello di sei, con somma centoundici. Venere ha il sette, con somma centosettantacinque, Mercurio l'otto, con duecentosessanta, e la Luna il nove, con trecentosessantanove.

Ogni quadrato ha anche un numero totale, la somma di tutte le sue caselle. Per Marte è trecentoventicinque, per il Sole seicentosessantasei, per Venere milleduecentoventicinque, per Mercurio duemilaottanta e per la Luna tremilatrecentoventuno. Gli autori rinascimentali attribuivano a queste cifre un valore simbolico e le collegavano, attraverso il valore numerico delle lettere ebraiche, ai nomi delle intelligenze e degli spiriti planetari.

Nomi, metalli e corrispondenze

Le tavole rinascimentali associano ogni quadrato al metallo tradizionale del suo pianeta, secondo una corrispondenza che risale all'alchimia tardoantica: ferro per Marte, oro per il Sole, rame per Venere, argento vivo per Mercurio, argento per la Luna. Il caso del Sole è il più noto. Il totale seicentosessantasei corrisponde al nome dello spirito solare, che Agrippa chiama Sorath, e la coincidenza con il numero dell'Apocalisse ha alimentato molte speculazioni successive.

A ciascuna tavola si attribuivano qualità coerenti con il carattere del pianeta. Il quadrato di Marte era legato al coraggio e alla forza, quello del Sole alla gloria e al favore dei potenti, quello di Venere all'amore e all'armonia. Mercurio governava l'eloquenza e i commerci, la Luna i viaggi e i sogni. Si tratta di attribuzioni simboliche, ricavate dall'astrologia tradizionale e non da osservazioni.

Prima e dopo Agrippa

Agrippa non inventò queste tavole. Quadrati di vari ordini erano già noti agli autori arabi e comparivano in manoscritti latini del tardo Medioevo, talvolta con disposizioni diverse. Il suo merito fu di presentarli in modo sistematico, con i sigilli derivati, in un libro a stampa che ebbe enorme diffusione. Da quel momento, nel 1533, le sue versioni divennero quelle canoniche per la tradizione occidentale.

Dopo di lui le tavole furono ristampate innumerevoli volte, tradotte in inglese nel 1651 e riprese dagli occultisti dell'Ottocento. Nel frattempo i matematici studiavano i quadrati magici per le loro proprietà numeriche: nel Seicento il francese Bernard Frénicle de Bessy elencò tutti gli ottocentottanta quadrati distinti di ordine quattro, un risultato pubblicato dopo la sua morte.

La serie dei sette quadrati è un esempio eloquente di come il Rinascimento cercasse di tenere insieme matematica, astronomia e simbolismo. Oggi questi schemi interessano sia gli storici dell'esoterismo sia gli appassionati di aritmetica, che vi ritrovano problemi di costruzione ancora studiati. Sono due mondi che nel Cinquecento erano uniti e che la scienza moderna ha poi separato.