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Sputare, toccare ferro, non lodare: piccoli scongiuri nella storia

Lo sputo rituale di Teocrito e Plinio, il dito medio di Persio, il ferro che protegge: storia dei gesti quotidiani usati contro il malocchio.

Molte difese contro il malocchio non richiedono oggetti. Bastano un gesto, una parola, un contatto rapido con un materiale ritenuto protettivo. Questi scongiuri minimi, spesso compiuti quasi senza pensarci, hanno una storia sorprendentemente lunga. Alcuni compaiono già nei poeti greci e latini, altri sono documentati dai folkloristi dell'Ottocento, e diversi sopravvivono nelle abitudini di oggi, svuotati di convinzione ma ancora vivi nel linguaggio e nei movimenti del corpo.

La saliva come difesa

Lo sputo è forse il più antico di questi gesti. Il Polifemo di Teocrito si sputa tre volte in seno dopo essersi lodato, per non attirare l'invidia. Plinio il Vecchio, nel ventottesimo libro della Naturalis historia, dedica un intero passo ai poteri attribuiti alla saliva umana, che secondo le credenze del suo tempo respingeva la fascinazione e altri influssi nocivi. Sputare era anche un modo di disprezzare ciò che si temeva, togliendogli forza.

Il poeta satirico Persio, nel I secolo d.C., descrive nella seconda satira una scena domestica: la nonna o la zia materna prende il neonato dalla culla e, con il dito medio e la saliva lustrale, gli segna la fronte e le labbra, esperta com'è nel trattenere gli occhi che bruciano. Persio la racconta con ironia, ma la scena testimonia un'usanza familiare comune, che gli etnografi ritroveranno quasi identica nell'Europa moderna.

Ferro e legno

In Italia, davanti a una notizia infausta o al nome di una persona ritenuta jettatrice, si dice «tocca ferro» e si cerca un oggetto metallico. Il ferro, metallo duro e lavorato dal fuoco, è considerato in molte tradizioni europee una barriera contro le forze ostili: lo testimoniano i ferri di cavallo appesi alle porte e i chiodi conservati come portafortuna. Nei paesi di lingua inglese e in parte del Nord Europa si preferisce invece toccare il legno.

Sull'origine di queste usanze circolano molte spiegazioni, spesso fantasiose: il legno della croce, gli alberi sacri dei Celti, la forza misteriosa dei fabbri. Nessuna di esse è documentata con certezza. Più prudente è osservare che il gesto ha una struttura comune: interrompere una frase pericolosa con un contatto fisico, quasi per scaricare altrove un'energia negativa. Il significato preciso varia da un luogo all'altro, mentre la forma resta sorprendentemente stabile.

Non lodare troppo

Accanto ai gesti, le parole. In molte culture lodare un bambino senza aggiungere una formula protettiva era considerato pericoloso. I Romani dicevano praefiscini, gli ebrei bli ayin hara, i musulmani mashallah; nel Mezzogiorno d'Italia si usavano espressioni come «benedica» o «Dio lo benedica», e chi lodava senza dirle poteva essere sospettato di cattive intenzioni. È una regola di cortesia che rivela quanto l'ammirazione fosse sentita come un'azione potente, da maneggiare con cura.

Questi piccoli scongiuri raccontano una concezione del mondo in cui lo sguardo, la parola e la fortuna erano legati da fili invisibili. Oggi li ripetiamo spesso per gioco, ma il fatto stesso che siano sopravvissuti per oltre duemila anni, attraverso cambiamenti religiosi e sociali profondi, dice molto sulla tenacia delle abitudini culturali e sul bisogno umano di gesti che rassicurano nei momenti di incertezza.