Il cornetto napoletano: storia del portafortuna di corallo
Corno dell'abbondanza, corallo di Torre del Greco e regole tramandate a voce: storia e significati del cornetto, il portafortuna simbolo di Napoli.
Rosso, lucido, appuntito e leggermente ricurvo, il cornetto è forse il più riconoscibile dei portafortuna italiani. Lo si vede appeso agli specchietti delle automobili, nei portachiavi, nelle vetrine delle botteghe del centro storico di Napoli, al collo dei neonati. A Napoli e in tutto il Mezzogiorno è considerato una difesa contro il malocchio e la jettatura, e la sua storia intreccia simboli antichi, artigianato del corallo e una buona dose di ironia popolare.
Il corno, simbolo antico
La forma del corno ha alle spalle una lunga storia simbolica. Nelle culture mediterranee le corna di toro, ariete e capra rappresentavano forza, virilità e abbondanza, come mostra la cornucopia, il corno colmo di frutti associato alla dea Fortuna e ad altre divinità della prosperità. Alcuni studiosi hanno visto nel cornetto un erede del fascinum romano, reso meno esplicito; altri sottolineano il legame con la luna crescente. Sono letture plausibili, ma non dimostrabili con documenti precisi.
Il corallo e Torre del Greco
Il materiale tradizionale è il corallo rosso, da secoli considerato protettivo. Plinio ne ricorda già l'uso come amuleto per i bambini, e Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta che il corallo nacque quando Perseo posò sulle alghe la testa di Medusa, che pietrificò le piante marine. Questa origine mitica, legata a un mostro capace di uccidere con lo sguardo, rendeva il corallo particolarmente adatto, nell'immaginario antico e moderno, a respingere gli occhi nocivi.
Nel golfo di Napoli la lavorazione del corallo ha il suo centro a Torre del Greco, dove la pesca e l'intaglio sono praticati da secoli e conobbero un grande sviluppo nell'Ottocento. Oggi, accanto ai cornetti in corallo, si trovano esemplari in argento, oro, ceramica e plastica rossa, prodotti in grandi quantità. Il colore rosso resta comunque essenziale, perché anch'esso è considerato tradizionalmente una difesa contro l'invidia, dai nastri delle culle ai fili legati al polso.
Le regole tramandate a voce
Intorno al cornetto la tradizione orale napoletana ha sviluppato un piccolo codice. Secondo un detto diffuso, per funzionare deve essere rosso, cavo, appuntito, fatto a mano e soprattutto ricevuto in dono: comprarlo per sé ne annullerebbe la forza. Queste regole, tramandate più come gioco che come dottrina, mostrano bene il carattere della credenza napoletana nella sorte, sospesa tra fede e autoironia, che il teatro ha spesso messo in scena con affetto.
Il cornetto ha anche una dimensione sociale. Regalarlo a un amico che parte, a un neonato, a chi apre un'attività, significa partecipare alla sua fortuna e dichiarare apertamente di non essere invidiosi. In questo senso l'amuleto funziona come un messaggio: chi lo dona si pone dalla parte di chi lo riceve, e il gesto rafforza i legami tra famiglie, vicini e colleghi, proprio là dove l'invidia potrebbe incrinarli.
Il cornetto è un buon esempio di come un simbolo antico possa trasformarsi in oggetto quotidiano senza perdere del tutto il suo significato. Regalarlo vuol dire ancora oggi augurare protezione e buona sorte, anche quando chi lo dona sorride della credenza. In questo equilibrio tra serietà e scherzo sta forse il segreto della sua lunga fortuna, che lo ha reso un emblema di Napoli conosciuto in tutto il mondo.
