Nicola Valletta e la Cicalata sul fascino, il libro della jettatura
Nel 1787 il giurista Nicola Valletta pubblicò a Napoli la Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura: storia di un libro tra erudizione e ironia.
Nel 1787 uscì a Napoli un libretto destinato a diventare il testo classico sulla jettatura: la Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura. L'autore era Nicola Valletta, giurista e professore dell'università napoletana, uomo di vasta cultura classica. Già il titolo dichiara il tono: una cicalata era, nella tradizione letteraria italiana, un discorso scherzoso, una chiacchierata erudita su un argomento curioso o bizzarro. Eppure il libro fu preso sul serio da molti lettori.
L'autore
Nicola Valletta nacque nel 1750 ad Arienzo, in Terra di Lavoro, e morì a Napoli nel 1814. Insegnò diritto nell'ateneo napoletano e scrisse opere giuridiche, ma anche versi e scritti d'occasione. Apparteneva a quel ceto di intellettuali che animava la capitale del Regno nel secondo Settecento, frequentando accademie e salotti in cui si discuteva di tutto, dalle riforme della legislazione alle curiosità del costume, con un gusto spiccato per la conversazione brillante.
Un trattato semiserio
Nella Cicalata Valletta raccoglie con grande erudizione le testimonianze antiche sul fascino, citando autori greci e latini, padri della Chiesa e trattatisti moderni, e le applica alla figura contemporanea dello jettatore. Discute come lo si riconoscerebbe, quali effetti produrrebbe e quali rimedi gli si opponessero, dalle corna al cornetto. Il tutto con uno stile che alterna serietà apparente e battuta, lasciando volutamente il lettore incerto su quanto l'autore credesse a ciò che scriveva.
Questa ambiguità è la chiave del libro. Valletta non si presenta come un credulone né come un demolitore della superstizione: assume la posa dell'uomo di mondo che sa quanto la jettatura sia discutibile, ma preferisce non correre rischi. È lo stesso atteggiamento che la cultura napoletana avrebbe poi riassunto nella formula proverbiale «non è vero, ma ci credo», e che rende la Cicalata un documento così rivelatore della mentalità del suo tempo.
Fortuna e interpretazioni
La Cicalata conobbe diverse ristampe e divenne un punto di riferimento per chiunque scrivesse sulla jettatura nell'Ottocento. Viaggiatori stranieri e scrittori, attratti dal colore locale di Napoli, ne conobbero il contenuto direttamente o attraverso la conversazione dei salotti. Il libro fu ripreso in antologie e studi sul costume napoletano, e il nome di Valletta finì per identificarsi con l'argomento stesso, come accade agli autori che fissano per primi un tema.
Nel Novecento Ernesto De Martino tornò su Valletta in Sud e magia, considerandolo un testimone esemplare dell'atteggiamento ambiguo della cultura napoletana del Settecento verso la magia. Per De Martino la Cicalata non era una semplice curiosità, ma il documento di una crisi: quella di un illuminismo che non riusciva a trasformare la propria critica in una liberazione completa dalle paure tradizionali.
Rileggere oggi la Cicalata sul fascino significa entrare in un salotto napoletano di fine Settecento, dove si ride della superstizione e insieme la si rispetta. Il libro di Valletta è un piccolo classico della storia delle credenze, perché mostra con chiarezza che il malocchio e la jettatura non erano soltanto fenomeni popolari, ma anche costruzioni culturali discusse, scritte e stampate dalle élite.
