Lo jettatore in letteratura: da Gautier a Pirandello
Il Paul d'Aspremont di Théophile Gautier e il Chiàrchiaro di Pirandello: come la letteratura ha raccontato lo jettatore, vittima degli sguardi altrui.
La figura dello jettatore ha affascinato gli scrittori per una ragione precisa: è un personaggio tragico e comico insieme, condannato da una qualità che non ha scelto. Nell'Ottocento e nel primo Novecento due autori molto diversi, il francese Théophile Gautier e il siciliano Luigi Pirandello, ne hanno fatto il protagonista di racconti memorabili, mostrando due modi opposti di affrontare la stessa credenza e le sue conseguenze sulla vita di un uomo.
Gautier e il viaggiatore a Napoli
Nel 1856 Théophile Gautier pubblicò a puntate un racconto ambientato a Napoli, poi noto con il titolo Jettatura. Il protagonista, il giovane francese Paul d'Aspremont, arriva in città per raggiungere la fidanzata inglese, Alicia Ward. A poco a poco si accorge che la gente lo evita, fa le corna al suo passaggio, e che intorno a lui si moltiplicano piccoli e grandi incidenti. Un rivale napoletano finisce per accusarlo apertamente di essere uno jettatore.
Il racconto procede verso un esito cupo. Paul si convince della propria colpa e, nel tentativo di proteggere Alicia, la cui salute declina, compie un gesto estremo contro i propri occhi. Gautier, attratto dal fantastico, lascia aperto il dubbio sulla realtà della jettatura, ma descrive con precisione la Napoli dei viaggiatori, con i suoi amuleti di corallo, i gesti di scongiuro e l'ossessione diffusa per lo sguardo.
Pirandello e la patente
Di segno opposto è la novella La patente di Luigi Pirandello, pubblicata nel 1911 e poi trasformata dallo stesso autore in un atto unico per il teatro. Il protagonista, Rosario Chiàrchiaro, è ritenuto da tutti uno jettatore e per questo ha perso il lavoro e la possibilità di mantenere la famiglia. Invece di difendersi dall'accusa, si presenta dal giudice con una richiesta paradossale: vuole che gli sia riconosciuta ufficialmente la qualità di jettatore.
Chiàrchiaro si è preparato con cura, assumendo l'aspetto convenzionale dello jettatore, con grandi occhiali e un abbigliamento lugubre. Il suo ragionamento è lucido: se la società lo ha condannato, tanto vale trarne profitto, facendosi pagare per non presentarsi davanti alle case da gioco e alle botteghe. Il pregiudizio collettivo diventa così una professione, e la comicità della situazione lascia emergere un'amara critica sociale.
Due sguardi sulla stessa credenza
Gautier e Pirandello guardano allo jettatore da angolature diverse. Il primo, viaggiatore romantico, è sedotto dal mistero e lascia che il soprannaturale aleggi sulla vicenda; il secondo, conoscitore diretto della vita di provincia siciliana, sposta l'attenzione dalla magia agli effetti sociali dell'etichetta. In entrambi i casi, però, la vera forza nociva non sembra stare negli occhi dello jettatore, ma negli sguardi di chi lo circonda e lo giudica.
Questi testi sono oggi letture preziose anche per chi studia la storia del malocchio. Raccontano dall'interno l'esperienza di essere considerati portatori di sventura e mostrano che dietro una credenza apparentemente innocua si nascondono esclusione, paura e solitudine. La letteratura, in questo senso, ha anticipato molte riflessioni che gli antropologi avrebbero sviluppato più tardi, quando lo studio delle credenze popolari si è aperto alla dimensione sociale.
