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L'elefante con la proboscide alzata, portafortuna tra India e Occidente

Da Ganesha agli elefanti bianchi dei re del Siam: le radici asiatiche dell'elefante portafortuna e la diffusione occidentale della proboscide rivolta in alto.

Statuette di elefanti con la proboscide rivolta verso l'alto si trovano sulle mensole di molte case europee e americane, spesso in coppia o in fila di sette, dal più grande al più piccolo. In Occidente è un portafortuna relativamente recente, ma si nutre di simboli asiatici molto antichi, nei quali l'elefante rappresenta saggezza, forza, regalità e abbondanza. Per capirne il successo bisogna partire dall'India e dal Sud-est asiatico.

Ganesha e l'India

In India l'elefante è legato soprattutto a Ganesha, la divinità dalla testa di elefante che la mitologia induista considera figlio di Shiva e Parvati. Ganesha è venerato come signore degli inizi e come colui che rimuove gli ostacoli, e viene invocato all'avvio di imprese, viaggi, studi e matrimoni. I racconti dei Purana spiegano in modi diversi come il dio abbia ottenuto la sua testa di elefante, segno della grande varietà della tradizione.

Anche gli elefanti reali avevano un ruolo importante nella cultura indiana: erano cavalcature di sovrani, animali da guerra e protagonisti delle processioni nei templi. Nella tradizione buddhista si racconta inoltre che la regina Maya sognò un elefante bianco che entrava nel suo fianco prima della nascita del Buddha, e quel sogno fu interpretato come presagio di un figlio destinato a un compito straordinario.

Elefanti bianchi e regalità

Nel Sud-est asiatico l'elefante bianco, in realtà un animale albino o dalla pelle più chiara, era considerato sacro e apparteneva al re. In Thailandia, in Birmania e in Laos possederne uno era segno di un regno prospero e favorito dal cielo. Il Laos era chiamato anticamente Lan Xang, «regno del milione di elefanti», e un elefante bianco compariva sulla bandiera del Siam fino al 1917, quando fu adottato il tricolore a strisce.

Perché la proboscide in alto

L'idea che la proboscide alzata porti fortuna non ha un'origine documentata con precisione. Una spiegazione comune la collega al gesto con cui l'elefante, nelle feste e nelle parate, solleva la proboscide come in un saluto o in uno squillo di trombe. Un'altra interpretazione, diffusa nelle tradizioni popolari e nel feng shui contemporaneo, vede nella proboscide rivolta verso l'alto un recipiente che raccoglie la buona sorte e la conserva per la casa.

In Europa e negli Stati Uniti gli elefanti portafortuna si diffusero tra Ottocento e Novecento, sull'onda del gusto per l'esotico, dei viaggi coloniali e dei circhi itineranti, che resero l'animale familiare al grande pubblico. Ciondoli, fermacarte e statuine in ottone, legno o porcellana divennero regali comuni, accompagnati spesso dall'usanza di tenerli rivolti verso l'ingresso della casa, come per accogliere chi arriva.

L'elefante con la proboscide alzata è un esempio di come un simbolo possa viaggiare e trasformarsi. Dalla divinità indiana degli inizi agli elefanti bianchi dei re del Siam, fino alle statuette sulle mensole occidentali, l'animale ha conservato un'aura di forza benevola e di calma saggezza. Il portafortuna moderno è una sintesi semplificata, ma porta con sé l'eco di tradizioni religiose e politiche molto ricche.