Le ghiande: il frutto della quercia sacra come portafortuna
La ghianda come simbolo di forza e fortuna: la quercia di Zeus a Dodona, il dio del tuono germanico, i pomelli vittoriani e lo stemma dei Della Rovere.
Piccola, liscia, con il suo cappuccio rugoso, la ghianda è stata per secoli un simbolo di forza, longevità e prosperità. Il suo valore deriva dall'albero che la produce: la quercia, venerata in molte culture europee come pianta del dio del cielo e del tuono. Raccolta nei boschi, scolpita nel legno, fusa nel metallo o ricamata sui tessuti, la ghianda è diventata un portafortuna discreto ma diffuso, capace di attraversare epoche e paesi molto diversi.
La quercia degli dèi
Nella Grecia antica la quercia era sacra a Zeus. A Dodona, in Epiro, sorgeva uno dei più antichi oracoli del mondo greco, dove secondo le fonti antiche i sacerdoti interpretavano la volontà del dio dal fruscio delle foglie di una quercia. Omero ricorda già nell'Iliade lo Zeus di Dodona e i suoi sacerdoti. A Roma la quercia apparteneva a Giove, e la corona di foglie di quercia, detta corona civica, premiava chi aveva salvato la vita di un cittadino in battaglia.
Anche nel mondo germanico la quercia era associata al dio del tuono, Donar, il Thor dei popoli nordici. È noto l'episodio narrato nella vita di san Bonifacio, che nell'VIII secolo fece abbattere presso Geismar, in Assia, una grande quercia venerata dai pagani, per dimostrare l'impotenza dei loro dèi. La forza dell'albero, che con la sua altezza sembra attirare i fulmini, ne faceva un simbolo naturale di potenza divina.
Ghiande contro i fulmini
Dal legame tra quercia e tuono nacque una credenza popolare diffusa nel Nord Europa e nelle isole britanniche: una ghianda tenuta in casa, magari sul davanzale, avrebbe protetto l'abitazione dalle saette. Si ritiene comunemente che da questa usanza derivi la moda, molto diffusa in età vittoriana, di dare forma di ghianda ai pomelli delle cordicelle di tende e persiane. L'origine esatta della credenza è difficile da documentare, ma il motivo decorativo è ampiamente attestato.
La ghianda era anche simbolo di potenzialità: da un frutto minuscolo nasce un albero che può vivere secoli. Questa immagine, cara ai moralisti e ai predicatori, ne ha fatto un emblema della pazienza e della crescita lenta ma sicura, e l'ha resa un regalo beneaugurante per chi inizia un'impresa, si sposa o mette su casa. In questo senso la ghianda augura non una fortuna improvvisa, ma una prosperità costruita nel tempo.
Ghiande negli stemmi italiani
In Italia la quercia e le sue ghiande sono legate soprattutto alla famiglia Della Rovere, il cui nome richiama una specie di quercia. Lo stemma della casata, una rovere d'oro con i rami intrecciati su fondo azzurro, accompagnò due papi, Sisto IV e Giulio II, e i duchi di Urbino. Ghiande e foglie di quercia compaiono così in molte opere commissionate dalla famiglia, tra cui le ghirlande sorrette dagli ignudi di Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina, voluta da Giulio II.
Dal bosco sacro di Dodona ai pomelli delle tende vittoriane, fino agli affreschi del Vaticano, la ghianda ha attraversato la storia europea come un piccolo concentrato di simboli. Porta con sé il prestigio della quercia, la protezione attribuita al dio del tuono e la promessa di una crescita futura. È un portafortuna nato direttamente dalla natura, che chiunque può raccogliere passeggiando in un bosco d'autunno.
