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Il gobbo portafortuna: una figura della scaramanzia napoletana

Storia del gobbo portafortuna: la credenza popolare, il gobbetto napoletano con cilindro e frac, il numero 57 della Smorfia e il legame con la iettatura.

Accanto al cornetto e al ferro di cavallo, nella tradizione italiana del portafortuna ha un posto particolare il gobbo. Statuette di un omino elegante, con cilindro, frac e una vistosa gobba, sono state vendute per decenni nelle botteghe napoletane e nei negozi di souvenir di tutta la penisola. Toccare la gobba, secondo la credenza popolare, porterebbe fortuna. È un'usanza che oggi guardiamo con occhi diversi, ma che ha una lunga storia e dice molto della cultura che l'ha prodotta.

Corpi diversi e sguardi popolari

In molte società preindustriali le persone con caratteristiche fisiche insolite erano oggetto di attenzioni ambigue, sospese tra emarginazione e attribuzione di poteri straordinari. Nel caso della gobba prevalse in Italia una lettura favorevole: il gobbo era considerato portatore di fortuna, e il contatto con la gobba era ritenuto beneaugurante, soprattutto per chi si accingeva a giocare al lotto, a tentare un affare o ad affrontare una prova importante.

Questa credenza è oggi giustamente considerata irrispettosa verso le persone reali, che per secoli hanno dovuto sopportare gesti invadenti da parte di sconosciuti. Studiarla serve a comprendere la mentalità del passato, non a riproporla: è un esempio di come la superstizione abbia spesso trasformato la diversità fisica in oggetto simbolico, togliendo alla persona la sua individualità per farne uno strumento della sorte altrui.

Il gobbetto di Napoli

A Napoli la credenza si è cristallizzata in un oggetto preciso: il gobbetto, statuina di un uomo con la gobba, cappello a cilindro e talvolta un cornetto o un ferro di cavallo in mano, che raccoglie in una sola figura più simboli protettivi. Nella Smorfia napoletana, il repertorio che associa sogni, immagini e numeri del lotto, il numero 57 corrisponde proprio allo «scartellato», cioè al gobbo, a conferma del suo posto nell'immaginario cittadino.

L'abito elegante del gobbetto è un dettaglio significativo. Trasforma il personaggio in un signore borghese di fine Ottocento, simile a quelli che popolavano i caffè, i teatri e le sale da gioco della città. In questa veste il gobbo non appare più come un emarginato, ma come un piccolo gentiluomo della fortuna, quasi un compagno di gioco per chi tenta la sorte al lotto o alle carte, in una Napoli che amava trasformare la superstizione in spettacolo.

La gobba e la iettatura

Nella cultura della scaramanzia meridionale il gobbo occupa un posto speculare a quello dello iettatore. Se lo iettatore porta sfortuna con lo sguardo, spesso senza volerlo, il gobbo è al contrario fonte di buona sorte. È stato osservato che in questa contrapposizione la gobba sembra svolgere una funzione simile a quella del corno: una forma sporgente che, nella logica simbolica popolare, respinge il male. È una lettura suggestiva, da considerare come ipotesi interpretativa più che come spiegazione storica.

Il gobbo portafortuna appartiene oggi più alla storia del costume che alla pratica quotidiana. Le statuine di ceramica, d'argento o di corallo restano oggetti da collezione, testimoni di una Napoli teatrale e scaramantica. Ricordarne la storia permette di capire meglio il ricco repertorio dell'amuleto italiano e, insieme, di misurare quanto sia cambiata la sensibilità verso le persone e verso il rispetto dovuto a ciascuno.