Lo scarabeo del cuore e l'amuleto ib nel giudizio dei morti
Il cuore nell'antico Egitto: la pesatura davanti a Osiride, lo scarabeo del cuore con il capitolo 30B del Libro dei Morti e l'amuleto a forma di vaso.
Per gli Egizi il pensiero, la memoria e la volontà non risiedevano nel cervello, ma nel cuore, chiamato ib. Durante la mummificazione il cervello veniva rimosso e scartato, mentre il cuore era di norma lasciato nel corpo. Attorno a quest'organo si sviluppò una famiglia di amuleti destinati a proteggerlo e, soprattutto, a garantire che non tradisse il suo proprietario nel momento più delicato dell'aldilà: il giudizio davanti agli dèi.
La pesatura del cuore
Il Libro dei Morti descrive il defunto davanti a Osiride e ai giudici divini. Nella scena più celebre, raffigurata in molti papiri del Nuovo Regno, il suo cuore è posto su un piatto della bilancia e la piuma di Maat, la dea della verità e dell'ordine, sull'altro. Anubi controlla la bilancia, Thoth registra il risultato. Se il cuore risulta appesantito dalle colpe, un essere mostruoso chiamato Ammit, parte coccodrillo, parte leone e parte ippopotamo, è pronto a divorarlo, condannando il defunto alla scomparsa definitiva.
Lo scarabeo del cuore
Per scongiurare questo esito si collocava sul petto della mummia un grande scarabeo in pietra, spesso verde scuro o nera, recante sulla base il capitolo 30B del Libro dei Morti. La formula si rivolge direttamente al cuore e comincia con un'invocazione ripetuta: «O mio cuore di mia madre, o mio cuore di mia madre». Il defunto chiede al cuore di non levarsi contro di lui come testimone, di non opporsi davanti ai giudici e di non farlo apparire colpevole davanti al custode della bilancia.
Gli scarabei del cuore compaiono con regolarità nel Nuovo Regno, con precedenti più antichi, e restano in uso fino all'epoca tarda. Il British Museum conserva lo scarabeo del cuore di un re di nome Sobekemsaf, della XVII dinastia, con un volto umano al posto della testa dell'insetto e una montatura d'oro. Materiali frequenti erano il diaspro verde, la serpentina, il basalto e l'ossidiana, pietre dure e scure che conferivano all'oggetto peso e solennità.
L'amuleto a forma di vaso
Accanto allo scarabeo esisteva un amuleto più piccolo che riproduceva il geroglifico del cuore, simile a un vaso panciuto con due anse. Realizzato in corniola, vetro o faience, era sospeso al collo e collegato ai capitoli del Libro dei Morti dedicati al cuore, tra il 26 e il 29, che ne chiedono la conservazione e la restituzione al defunto nell'aldilà. In alcune mummie se ne trovano diversi esemplari, a volte insieme allo scarabeo, segno di una protezione rafforzata.
Pietre e simboli
Il colore delle pietre non era casuale. Il verde evocava la vegetazione che rinasce dopo la piena del Nilo e quindi la rigenerazione, mentre il rosso della corniola richiamava la forza vitale e il sangue. Alcuni scarabei del cuore recano, oltre al testo, figure del defunto in adorazione o della barca solare, a sottolineare il legame tra il giudizio e il ciclo quotidiano del sole. Altri sono montati su pettorali d'oro, insieme a immagini di Iside e Nefti.
Questi oggetti raccontano una concezione morale sorprendente. Il cuore poteva diventare un testimone d'accusa, e l'amuleto serviva a ottenere il suo silenzio o la sua lealtà. Nello scarabeo del cuore si incontrano così la forza attribuita alla parola scritta e una riflessione antica, e per molti versi ancora attuale, sul rapporto tra coscienza, memoria e giudizio.
