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Il nazar boncuğu: storia dell'occhio turco di vetro blu

Perline a occhio del Mediterraneo antico, vetrai di Görece, mati greco: storia e significati del nazar boncuğu, l'amuleto turco di vetro blu.

Chi ha visitato la Turchia lo ha visto ovunque: appeso negli autobus e nei negozi, sulle porte delle case, sulle culle, incastonato nei braccialetti o murato nelle pareti. È il nazar boncuğu, letteralmente «perlina del nazar», dove nazar è parola di origine araba che significa sguardo e, per estensione, malocchio. Si tratta di un disco o di una goccia di vetro blu con cerchi concentrici bianchi, azzurri e neri che disegnano un occhio dallo sguardo fisso.

Antenati antichi

L'idea di un occhio di vetro come protezione è molto più antica della Turchia moderna. Perline decorate con motivi a occhio, ottenuti sovrapponendo strati di vetro di colori diversi, sono attestate nel Mediterraneo orientale e nel Vicino Oriente da tempi remoti, e furono prodotte e commerciate su larga scala da Fenici e Cartaginesi nel I millennio a.C. Non sappiamo con certezza quale significato avessero per chi le portava, ma la loro diffusione fa pensare a un valore protettivo.

Il colore blu ha suscitato molte ipotesi. Alcuni lo collegano al cielo e al sacro, altri alla rarità degli occhi azzurri nel Mediterraneo orientale, che li avrebbe resi sospetti come portatori di malocchio: opporre un occhio blu all'occhio blu sarebbe stato un modo di neutralizzarlo. Sono spiegazioni suggestive, ma non documentate con sicurezza, e conviene considerarle interpretazioni moderne piuttosto che tradizioni accertate.

I vetrai dell'Egeo

Oggi molti nazar artigianali provengono da alcuni villaggi della provincia di Smirne, in particolare Görece e Kurudere, dove i maestri vetrai lavorano ancora con piccole fornaci. Il villaggio di Görece è conosciuto anche con il nome di Nazarköy, «villaggio del nazar». Il vetro fuso viene modellato attorno a un'asta di ferro e i cerchi di colore vengono applicati uno dopo l'altro. Accanto a questa produzione artigianale esiste un'enorme produzione industriale in serie, destinata soprattutto al mercato turistico.

Usi e significati

Nella tradizione turca il nazar si regala ai neonati, si appende alle porte di una casa nuova, si fissa sul cruscotto di un'auto o all'ingresso di un negozio appena aperto. Una credenza diffusa vuole che, quando il nazar si incrina o si rompe, abbia assorbito uno sguardo nocivo e vada sostituito. In Grecia esiste un oggetto molto simile, chiamato mati, cioè «occhio», usato con funzione analoga; versioni dello stesso amuleto si trovano a Cipro, nei Balcani, nel Levante e in Iran.

Negli ultimi decenni il nazar è diventato anche un simbolo turistico e decorativo, riprodotto su tessuti, ceramiche e gioielli in tutto il mondo. Per molti resta un oggetto di affetto e di tradizione domestica più che di credenza vera e propria, un modo di augurare buona sorte. Questa evoluzione è comune a molti amuleti: il significato religioso o magico si attenua, mentre la forma si conserva e si diffonde ben oltre i luoghi d'origine.

Il nazar boncuğu riassume in un piccolo oggetto di vetro la logica più antica della difesa dallo sguardo: rispondere all'occhio con un occhio. Dalle perline fenicie alle fornaci di Görece, la sua storia è anche una storia di artigianato e di commerci, che ha portato un simbolo anatolico sulle bancarelle di mezzo mondo senza fargli perdere del tutto il suo significato originario di protezione e di augurio.